Centro Culturale “Gruppo Anonimo 74” - Montesiasi
Andriani Piero, De Luca Gianluca, Frascella Francesco,
Marinelli Luciano e Sgorrano Maurizio

San Giuseppe è anche il simbolo della castità, e quindi tutore delle ragazze da marito. Questo santo è una delle figure più care alle famiglie, ed è uno dei beati ritenuti più potenti per la concessione delle grazie.
La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche, che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia: i falò e le zeppole.
La celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, festa che si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, di origine pagana. In questa occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi, ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. E’ infatti con la festa di San Giuseppe che si saluta definitivamente l’inverno e si comincia a sentire il profumo della primavera, così le vicende stagionali e gli antichi riti si uniscono alla festosità e alla devozione dei cristiani.
Alta rimane la tradizione dei falò. Cataste di legna che si fanno ardere in segno di purificazione, di ritorno alla vita, di rivelazione di luce; quella luce che soltanto persone elette possono governare per illuminare gli uomini.
C’è anche un aspetto molto umano che va considerato. San Giuseppe è un laico nel senso più pregnante della parola, esempio mirabile di padre, lavoratore esemplare, artigiano finito: un modello costante. Il suo è un patronato che deriva da una realtà interiore, in quanto patrono della vita spirituale. Percorrere come padri di famiglia le sue orme, significa gioire nelle famiglie ed essere modelli di rettitudine non soltanto per la propria famiglia, ma per tutte quelle che, sbandate e disperate, desiderano appoggiarsi e sperare negli esempi coerenti. La famiglia: una sublime opportunità di crescita per tutti i suoi membri. Se talvolta la fatica farà scendere lacrime di sudore, saranno gocce per alimentare la volontà di procedere e crescere insieme.
2. Il dono più grande che un genitore può fare ad un figlio è quello di trasmettere le proprie conoscenze; quello sublime che una persona può fare alla propria gente è quello di comunicare le proprie consapevolezze per continuare a rafforzare il pensiero guida della civiltà e del progresso nella solidarietà.
Ma serve l’educazione anche per lottare l’odio e la violenza; l’odio è il fattore limitante più significativo del progresso umano ed investe il campo psicologico, pedagogico, psichiatrico e sociale. L’odio è un male devastante che può essere racchiuso in ogni persona e quindi può non permettere nessun progresso nei tempi. L’odio si manifesta negli interessi personali nel voler proteggere le proprie cose. L’odio rende vittima e porta all’abbattimento ed alla distruzione dell’altro. Secondo alcuni studiosi l’odio si manifesta diversamente nelle persone ed è fortemente opposto alla passione umana. Combattere l’odio è obiettivo prioritario dei popoli civili che hanno come loro obiettivo quello di accrescere il benessere dell’uomo.
La pace la si può costruire partendo dalla considerazione amichevole verso l’altro. L’educazione all’amore è un obiettivo da perseguire all’interno di ogni comunità, piccola o grande.
Con l’arte si può! E’ certamente uno dei canali privilegiati per costruire l’amicizia e la considerazione dell’altro. Nel suo nome milioni di persone si muovono e si trasferiscono per ritrovare il senso vero dell’essere, per ammirare l’essenza della vita, per onorare la forza intellettiva dell’uomo messa al servizio della umanità.
E’ compito dell’arte discutere per cercare un benessere per tutti, continuando a creare quello spirito di comprensione fra i popoli.
Le ispirazioni artistiche possono anche essere trasferite altrove, e la sfida del futuro è basata sulla qualità, grazie alla spinta dell’innovazione, ma la innovazione primaria rimane quella custodita dentro la persona stessa.
Va tutto bene, ma se non si alimenta di entusiasmo e di creatività l’uomo, il rischio di cadere nella omologazione è immediato.
L’etica della vita la si alimenta anche attraverso il trasferimento delle conoscenze, delle consapevolezze che passando di mente in mente si rafforzano e si migliorano per un divenire più certo e più duraturo perché voluto dall’uomo stesso.
Lo sviluppo dell’arte è sempre interessato a conoscere la natura, la storia e l’uomo. L’arte è sempre stata la espressione primaria di questo divenire; la presenza della scienza avviene in epoca recente ed ha mosso i primi passi ostacolata dai pregiudizi dottrinali, ma non va dimenticato il fatto che le prime scoperte scientifiche sono avvenute attraverso l’arte (Leonardo ha aperto la strada dell’autonomia alla scienza) e poi perché l’agire per arte significa conoscere e ottenere operando, producendo opere che conferiscono all’uomo libera autonomia creativa e decisionale.
Questo modo di agire ha prodotto, può produrre la civiltà urbana di un sistema, sia esso città, sia esso stato. La città ideale è sempre l’incontro tra pensiero politico e pensiero estetico; tra palazzo, adorno di opere d’arte, e la grande piazza abbellita e resa austera da statue commemorative.
E’ sulla cultura che si fonda l’autorità, mentre i letterati e gli artisti sono gli specialisti della disciplina civica su cui si fonda e si giustifica il potere.
Gli artisti devono sapere, andandone fieri, che sono le sentinelle di un processo che vede l’uomo al centro di tutti gli interessi. In questo senso e in questa dimensione svolgere il pensiero artistico significa riordinare, continuando l’esperienza passata, la maniera di vedere, di sentire, di organizzare il modo di vivere di quanti hanno la fortuna di nascere e di raccontare il viaggio, sempre breve, lungo le vie del mondo di cui tutti ne siamo parte integrante, si spera in maniera consapevole e partecipativa, per onorare l’origine e il giusto senso della vita.

Il suo pennello rimane sempre pronto a definire questo alone di mistero che conferisce realismo anche alle cose effimere, ma quando si tratta dei sentimenti essi non possono che ricadere nella vita di ognuno e determinare la ricerca di come l’uomo dovrebbe essere per rimanere nella esistenza terrena. In Piero Andriani è diffuso un forte senso della realtà che rimane velata da un agire confuso e disordinato dell’uomo. Vivere appare essere una missione, una forte opportunità per segnare l’orologio del tempo e rimanere tra le cose eterne della natura, di quell’ambiente che lo ha sempre avvolto e custodito.
Di lui Gianni Amodio dice che “la icasticità delle sue immagini umane è sconvolgente, quando l’artista intende esprimere un forte travaglio interiore o una indicibile tristezza di varia origine.



Se potessimo aprire lo scrigno grande dell’anima in ogni momento della nostra vita, forse potremmo impadronirci per tempo di quella consapevolezza che molto spesso ci viene negata. Scorrano esprime, in maniera accorata e intimamente cristiana, il desiderio forte dell’anima di raggiungere la felicità e la serenità, affrancando lo spirito. La sua espressione pittorica rivela l’animo religioso che affonda il proprio pensiero nelle radici del cristianesimo per rinnovare la possibilità di salvezza e la speranza di intraprendere la via della salvezza. La passione dell’uomo appare allora un motivo di sicuro successo; un motivo che da sempre affascina per il mistero della morte e resurrezione; è un motivo che l’attualità dei tempi propone continuamente per le strade, nelle case, negli uffici. L’arroganza, il potere, la barbarie, l’inefficienza stanno finendo con il comprendersi e l’avvolgersi non permettendo più di definire i segni della dimensione del comportamento della persona.
Il mondo pullula di Pilato, di sommi sacerdoti, di Barabba, ma anche di gesù terreni e di maddalene del mondo. Credo che andare a riconsiderare la sofferenza dell’uomo sia non solo un desidero dello spirito, ma anche una presa di coscienza della realtà contemporanea in un momento di forte difficoltà di comprensione dei bisogni e dei diritti dell’uomo. Si svolge così il pensiero espressivo dell’immagine di Maurizio Scorrano che pone al centro il problema del dolore indotto dell’uomo, recuperando l’esistente dei simboli architettonici e iconici e considerando i grandi temi dell’uomo e la natura madre. Ogni cosa è sempre riconducibile al bene, come la natura impone ai suoi frutti con il suo senso della finitudine, al giusto, alla obiettività che impone rettitudine e genera giustizia. E’ la speranza di Scorrano, ma è anche la nostra speranza.

Angelo Scialpi
“Falò e colori” Carosino, 17.3.08 – Castello D’Ayala Valva
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