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domenica 18 marzo 2012

Occorre continuare a costruire l’Unità d’Italia

Le celebrazioni per il 150 dell’Unità d’Italia hanno risvegliato quei valori di solidarietà nazionale e impegno sociale per una patria che si vuole unita e indivisa, ripensando la epopea risorgimentale per la conquista della libertà nazionale, passando pure attraverso il sacrificio delle due grandi guerre e fino alla dichiarazione della Costituzione italiana. Il tempo attuale pone, ha posto, seri interrogativi sulla questione, originando non poche riflessioni, rendendola, da un lato, un grande beneficio ottenuto col sacrificio (in particolare di certi uomini) e, dall’altro, una necessità alla quale i politici prima, e i cittadini dopo, devono fare molta attenzione nella soluzione e gestione dei problemi della società contemporanea; una società in veloce trasformazione che propone e impone un agire mai immaginato prima. Il rischio che si corre è sotto gli occhi di tutti; se non si riesce ad arginare un agire sconsiderato, come pure un certo spirito di servizio alla nazione irriguardoso, l’annichilimento della gente, per buona parte apparentemente assuefatta agli ipnotici ingredienti della vita moderna, rischia di trasformarsi in risoluzione di massa che tracima e rovescia regimi forti come quella che gli storici hanno già chiamato la primavera dei popoli nordafricani, e non solo, visto anche le proteste non violenti in Bielorusia nel segno dei social networks. Tutto lascia ormai pensare ad un falso dormiveglia collettivo, più che ad un sonno profondo, durante il quale gli altri possono fare di tutto per interesse di parte. L’era dei media, ma soprattutto l’era di internet e della posta elettronica, permette alle masse di rispondere alle chiamate in maniera quasi immediata con i risultati che ben conosciamo e se pensiamo al fatto che la gente adulta riesce a malapena a far funzionare un telefonino, si comprende bene come si possano evolvere immediatamente le quieti apparenti e i sonni leggeri. Che cosa possa questo significare sembra sfuggire ancora alla nostra comprensione, ma di certo quasi nulla è più soggetto all’oblio, alla non conoscenza, alla non diffusione.
Ci pare giusto fare due considerazioni, che non vogliono essere assolute, ma solo delle personali considerazioni.
La prima si riferisce ad un adeguamento alla necessità collettiva dell’agire politico e dirigenziale delle istituzioni. La questione non riguarda soltanto la politica, ma anche la classe dirigenziale che deve dare il proprio esempio. Non basta evocare crisi e scenari apocalittici, occorre adeguarsi e dare l’esempio. Quello che sta succedendo in termini di corruzione non doveva accadere per quanto concerne i costi enormi della politica: adeguamento stipendi alla media europea, finanziamento pubblico ai partiti, utilizzo parco auto blu. Non è per niente credibile un padre di famiglia che conduce la famiglia alla difficoltà per entrare in possesso di oggetti che non si può permettere. Qualsiasi sacrificio del figlio o della moglie non soltanto non produce alcun effetto di miglioramento, ma impone un lento declino alla condizione spirituale del cittadino fino ad adeguarlo al niente.
La seconda si riferisce al cittadino singolo. A lui si chiede, con forza, di ritornare a difendere i propri diritti, di non perdere la forza di lottare e di riconquistare la propria capacità politica responsabile. L’ultima ricerca del Censis mette fortemente in allarme tutti, ma indica all’uomo di assumere un atteggiamento di partecipazione e di ricerca del bene comune.
Ricordo il tempo in cui era difficile superare una prova; quasi sempre la si doveva sostenere nella difficoltà, molto spesso appesantito dalla sofferenza, dalla contrarietà, dal peso della vita che era notevole, già durante l’età degli studi, miei come di molti giovani del passato. Solo qualche decennio fa, risultava essere impresa ardua raggiungere un traguardo, magari quello agognato accademico. Poi una caduta fitta di sovvertimenti silenziosi che hanno tracimato tante certezze antiche, andando a creare nuovi obiettivi e nuovi traguardi, lasciandoci il dubbio sulla loro legittimità.
Non avrei mai immaginato che avrei dovuto inginocchiarmi davanti al Dio morente, seguirlo in dolente silenzio, e poi essere costretto a scorrere mostruosità in primo piano che passano per interessi generali ed esaltazioni personali. Non avrei mai immaginato che avrei dovuto assistere alla esaltazione della cosa contraria, andando a constatare che sugli altari non vanno più a finire i santi, ma le espressioni della dignità umana vilipesa. Questo non può essere vero! In un simile tumulto non è facile restare in possesso del sentimento della possibile verità, continuando a pensarlo cosa giusta, e mantenere lo sguardo fiducioso e sicuro verso un obiettivo luminoso.
Qualcuno mi ha insegnato che la forza maggiore consiste nel rimanere saldo quando tutti perdono la testa e danno a te la colpa! Forse in questo vale ancora la pena credere in quanto ti permette di capire meglio il declino, come l’elevazione dell’uomo e del cittadino. L’unità d’Italia la si deve costruire continuamente dentro di noi, di ogni cittadino, consapevoli che qualsiasi cosa l’uomo compie di male va a danneggiare tutti, come le cose buone servono a tutti per sentirci cittadini con dignità di una nazione nobile per la storia e per certi, tanti, uomini illustri.

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