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... ciao bà ...

domenica 16 maggio 2010

Collettiva in onore del Santo Patrono Giorgio

Vittorio Agnini – “I trulli di Alberobello” e “Pesaggi invernali”

La sua pittura esprime un sentimento di forte attrazione per la vita semplice, antica, diremmo arcaica per restare in tema di naif. Tratti precisi, ma spesso inclinati quasi a voler imitare l’andare, non sempre regolare, degli uomini. In Vittorio Agnini sembra che la natura imiti e riprenda la società. I trulli, tipiche costruzioni rurali arcaiche, appunto, riprendono il semplice modo di vivere, mentre il fiume recupera il senso della poetica della natura, ma anche quella del fanciullo che ama vivere lungo le rive del fiume, o del canale, quasi a voler ricordare, senza ponte, la città dei due mari, o dei due borghi. Muri a secco, terrazze ben coibentate, ma prive del degrado lento e inesorabile dei muri moderni. Quei muri di Vittorio non sentono le avversità climatiche, ma al tempo stesso sembrano rispettare la natura e incastonarsi in essa per divenire un tutt’uno. (Angelo Scialpi)


Cataldo Bicchierri - “La marina”

La sua marina richiama i colori dell’arcobaleno, ma soprattutto sembra voler determinare le ire della natura quando viene scossa da forze interiori e quando l’uomo non riesce a conferirle il giusto e dovuto rispetto. L’autore avverte la bellezza del mare, la varietà della terra con la sua produzione, ma sembra voler mettere tutti in guarda da un eventuale maltrattamento che la natura stessa può subire. Una opera attuale, specialmente se pensiamo che quei colori potrebbero tingersi tutti di nero e nessuno sembra avere la forza di dire qualche parola, o magari di andare a ripensare altra fonte di energia per soddisfare i bisogni della gente. Nell’opera di Bicchieri il sole brilla sempre, anche quando sopraggiunge la devastazione. E’ questo il segnale che dopo ogni momento di difficoltà, deve intervenire la ragione. (Angelo Scialpi)


Filomena Boezio – “Blu cobalto”

La dolcezza del blu cobalto trasmette luminosità e gioia di vivere. Bella la immagine dei due tulipani che sembrano volersi raggiungere per determinare la gioia dell’incontro e la esaltazione della natura. Adornati di petali diversi che diventano colori, l’opera conferisce al fruitore un desiderio di ricerca della serenità che rimane interamente custodita nelle cose semplici, ma forti; fragili, ma belle per effetto della loro naturalezza. Una opera di valore artistico, ma anche di profonda meditazione che ricerca la razionalità. Davvero bella e riuscita! Se l’autrice voleva trasferire la sua femminilità su una tela, lo ha fatto proprio bene! (Angelo Scialpi)


Anna Maria Castaldo – “Barche al molo” e “Madre dei pescatori”

C’è il sentimento della protezione in ciò che l’autrice intende rappresentare, e lo fa in maniera religiosa, quasi a voler sottolineare il fatto che senza un riferimento rimane soltanto il pericolo della vita, di ciò che è dietro l’angolo. La figura della Madonna rimane dominante, anche nell’altra opera della pittrice, anche se non visibile, in quanto la sua luce si diffonde su tutto l’ambiente e le conferisce quello sguardo divino che è sufficiente a lenire le fatiche del dover vivere vicino al mare e del mare. Il duro lavoro viene ben compreso da coloro che, pur nel silenzio, continuano ad amarci senza chiedere nulla in cambio. E’ il miracolo della fede, ma è anche la speranza che diventi realtà! Scene significative di un tempo che era intriso di sacrifici e di sofferenze. (Angelo Scialpi)


Daniela Curci – “ Volo” e “Poseidonia”

La ricerca della complessità nella pianta marina si potrebbe tradurre in ammirazione, ma anche in esempio per l’uomo, La poseidonia è l’unica pianta marina provvista di radici e quindi adatta ai fondali marini, come dire alla identificazione della forza sulla difficoltà. Le piante di poseidonia danno origine a delle praterie sottomarine in cui viene custodita la vita animale e quindi la continuità. Ogni cosa bella, come ogni successo, si realizza con la forza. La forza dell’arte della Curci sembra poi trasferirsi, attraverso l’acrilico, nell’aria, librandosi in volo e dettandoci messaggi spirituali. Un viaggio dell’anima che la Curci riesce a tradurre con i suoi meravigliosi colori di ricerca, partendo dai fondali marini e fino allo strato alto dell’atmosfera. (Angelo Scialpi)


Sandro Curci – “Eruzione” e “Napoleone Bonaparte”

C’è molto rosso nelle opere di Curci; forse è rabbia, forse è desiderio di qualcosa che stenta a realizzarsi o che viene rigettata; forse entrambi. La rabbia potrebbe essere identificata con l’ira del vulcano; più che dio del fuoco sembra un dio della terra, pronto a dimostrare la sua forza per controbattere la indolenza degli uomini, in cambio di denaro sempre più vile e forse anche inutile. L’altra immagine, vigorosa, ci riporta al desiderio di ritrovare persone forti, comunque eroi in grado di fermare qualcuno, anzi i molti che continuamente vanno cancellando il vivere civile e complicando la vita della gente. Si chiamavano cavalieri, poi templari, poi moschettieri o martiri, poi anche bonaparte. Il riferimento evidenzia la necessità di essere forti oggi, sia fisicamente che intellettualmente. Notate i colori di entrambe le opere: un crescendo di tonalità che arriva a sconvolgere perfino il volto del cavallo. Chissà! (Angelo Scialpi)


Dora Flavianna – “Appunti di viaggio” e “Luce nel roseto”

“E’ possibile definire la visione del soggetto in cui si può notare non soltanto la faccia reale, ma anche quella che un particolare punto di vista, che è realtà, ci nasconde. L’immagine riesce a proiettare attorno a sé la sua intera esistenza dispiegando i propri piani e le proprie superfici e incorporando anche l’atmosfera che lo circonda… I colori sono colori naturali, vigorosi, monocromi, così che le immagini vengono spezzettate e poi ricostruire, definite e poi ripensate, quasi a mo di diverse angolature e di diversi punti di vista, in cui si adegua e si sviluppa quella personale convinzione che attiene la consapevolezza dell’artista in riferimento all’oggetto o alla persona che dipinge. I colori formano una bellezza assoluta perché vivi, forti, significativi, ma creano un panorama disastroso, senza un perché, mi suggerisce l’autrice, ma il perché c’è e si nasconde nella realtà, a volte triste e amara che si svolge attorno a noi e dentro le nostre persone. Osservare un dipinto di Dora significa cogliere il bello e il triste della vita.” Se non fosse intrisa di codici e di norme avrei difficoltà a comprendere la sua etica di vita, ma siccome lo è, deduco che la mamma e poi la donna diviene sempre guida silenziosa e spirituale nella ricerca della ragione, del buon senso e della giustizia. Le opere presentate confermano la sua ispirazione artistica e la pongono ulteriormente impegnata nella ricerca della luce, da un lato, e del rispetto della persona, dall’altro. (Angelo Scialpi)


Ferruccio Furiosi – “La masseria”

Dalle sue opere traspare la innocenza e lo charme del suoi lavori che gli valgono la nostra riconoscenza per la potenza creativa in cui evidenzia la trasparente visione della vita e del suo ambiente, anche se si tratta di un ambiente semplice e antico, conosciuto e utilizzato, anzi adottato. La sua visione è di grande forza immaginativa per cui viene da pensare che essa è ispirata dalle sue aspettative, dalla speranza espressa, dalla voglia di partecipare il suo mondo da protagonista, o meglio da persona che, come tutte, è in grado di esprimere la sua idea, la sua forza vitale in un panorama semplice, forse anche povero, ma che, grazie alla presenza dell’uomo, ha pur sempre qualcosa da dire e da dire per sempre. L’arte ha da sempre questa forza e questo rimanere eterno. La sua pittura segue il proprio istinto senza seguire quelli che sono i dettami tecnici o “filosofici” delle espressioni artistiche del “momento”. Ferruccio Furiosi dipinge per se stesso, esprimendo senza compromessi una visione realistica e poetica, fantasticando ed accentuando le forme e la realtà. La sua pittura, come in genere quella Naïf, è costituita da un'esecuzione elementare e semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Alla tonalità quasi monocroma, temprata da terre verdastre e grigie, con i grandi pannelli sulla storia della vita umana nelle terre del sud, si contrappone, in maniera suggestiva, il contrasto di chiari colori.” (Angelo Scialpi)


Maria G. Gallo – “Atmosfera sul mar piccolo” e “Terra di Puglia”

Eterna innamorata della propria terra, delle abitudini e delle caratteristiche, umane e ambientali, del suo habitat. E’ difficile pensare che qualcosa non sia bella per Maria Gallo… e si, lei è positiva, vede positivo, è sostenuta da una espressione delicata, quale quella dell’acquerello, che diffonde la sua anima sulle tele o cartoncini che utilizza, a seconda della necessità. Come si fa a non evidenziare la bellezza della terra pugliese, le sue caratteristiche tipiche fatte di terrazze e di abitazioni rurali singolari, ma anche di quelle tipiche postazioni ambulanti che si incontrano lungo i percorsi per proporti le cose buone della natura: le cozze, le arance, l’uva e i meloni, ma non solo. Tutto sembra evanescente, invece è soltanto reso naturale dai colori tipici di Maria Gallo che non soltanto racchiudono la sua anima, ma riescono a stenderla sulla tela o sul cartoncino e da essi ai suoi fruitori. (Angelo Scialpi)


Cosimo Greco – “Santa Cecilia” e “Venezia”

Il suo è un dipingere surreale, che recupera il senso della verità delle cose e propone l’osservazione della magnificenza dell’operato dell’uomo. Attrae la sua pittura, poi ti induce a riflettere e quindi ad osservarla per far emergere l’anima profonda dell’autore. Il suo mondo di putti riesce a definire bene il rapporto tra il terreno e il divino. La musicalità non è solo data dalla presenza del pianoforte, ma dal coro unanime di ricerca del vivere musicalmente; a questo coro si uniscono gli angeli per armonizzare al meglio la espressione tonale che ricerca un vivere nella bontà. Il paesaggio veneziano sembra trasformare la stessa armonia di voci in sinfonia di creatività, di sacra maestria che rimane a perenne testimonianza del passare degli uomini buoni e di quelli che vorrebbero esserlo. I colori rimangono vivi, le proporzioni adeguate alla volontà espressiva dell’autore. (Angelo Scialpi)


Lina Mannara – “Seduzione” e “A te tuo figlio”

L’autrice ci porta in maniera subliminale in un mondo che sappiamo essere esistito, ma che vorremmo sempre considerarlo per ritornare a comprendere il grande ruolo della donna. La seduzione del primo approccio, ma anche quella della persona di valore; la seduzione quale forma delicata di abbraccio con la maternità, ma anche con quella forza di inimitabile bellezza che sprigiona l’amore. Poi il ritorno, che non è più seduzione, ma recupero e custodia di un amore eterno: il figlio. C’è ogni espressione umano nel volto di donna affranto per la morte del figlio, ma ancora di più per le torture subite e, ancora, per le ingiustizie che lo hanno portato sulla croce. La pittura di Lina Mannara ci affascina per il suo significato interiore, per la struttura stessa delle opere e per il significato umano che conferisce alla donna in un tempo in cui sembra stia perdendo la sua femminilità divenendo sempre più non donna. I colori pastosi e forti contribuiscono a conferire all’opera un valore di altro apprezzamento. (Angelo Scialpi)


Franco Nitti – “Giocatori di carte”

A vederli sembrano gli amici di sempre, quelli del passato che eravamo soliti incontrare nei bar, ancor prima nelle taverne, oppure negli scantinati delle proprie case. Persone buone, padri di famiglia e lavoratori, ma anche giocatori di carte e fumatori. L’opera va vista nel suo assieme ed acquista valore mano a mano che riporta alla memoria sensazioni di vita passata che ti permettono di fare subito il paragone con il presente. Allora c’erano le taverne, oggi le discoteche e i pub, Mancavano però le droghe e i motori. Gradevole l’uso dei colori e anche la
atmosfera che l’opera riesce a creare, meno le proporzioni. (Angelo Scialpi)


Michele Panarelli – “Natura morta” e “Paesaggio”

Anche Michele Panarelli evidenzia un sud dai colori primordiali : azzurro cielo, bianco calce, l’odore della terra. La sua ispirazione trae origine direttamente dalle cose che viviamo, all’aria che respiriamo, alla bellezza cromatica della natura che emerge con tutta la sua possanza interiore e si trasferisce nell’agire dell’uomo, nel pensare di una comunità, nella espressione di una civiltà che ha organizzato e preparato quella attuale, anche se sembra essere ricaduta nell’oblio. La sua pittura è tesa ad esaltare l’ambiente e coloro che l’hanno abitata. Ha facilità di espressione Panarelli e riesce ad imitare le cose naturali e a riportarle sulla tela per donarci una opportunità: pensare alla semplicità del passato.. ma ormai rimane solo ricordo e come tale sempre in grado di esercitare la memoria e quindi guardare meglio nel futuro. (Angelo Scialpi)


Cataldo Piccoli – “Tramonto a Lido Torretta” e “Natura e colori in armonia”

Ha ragione Aldo Piccoli: La natura non può non essere in armonia con la vita; essa ti segue sempre e ti accompagna anche oltre la vita. Si evidenziano, nelle opere di Aldo, le caratteristiche del suo carattere, della sua indole, del suo essere uomo di servizio. Un artista che dedica la propria esistenza al servizio degli altri non può non meritare la giusta considerazione. Allora ecco che attraverso la sua espressione artistica, peraltro non nuova anche se è passata in secondo piano, riusciamo a scorgere un lato diverso di Aldo Piccoli che conferma la sua dedizione al volontariato e alla operatività culturale a favore della propria gente e non solo. Aldo ci offre e ci dona paesaggi che abbiamo sempre amato; paesaggi marini che ricordano la infanzia e la storia passata, ma quando ci va a proporre il rametto quasi in fiore che viene accarezzato dalla brezza e, a sua volta, bacia l’aria per abbellire la terra, beh, allora vuol dire che siamo di fronte ad una sensibilità che ha saputo tradurre in incanto la più piccola espressione della natura: eterna generatrice di riferimenti e di insegnamenti. Aldo Piccoli rimane un uomo di riferimento, anche per la sua arte di vivere che rimane grondante di esperienza e sensibilità proprie. (Angelo Scialpi)


Cinzia Raffo – “La canzone degli angeli” e “Nell’orto degli ulivi”

E’ come dire: annunciazione della vita e presagio di morte! Rimane il grande mistero della esistenza. A volte abbiamo paura della morte perché riusciamo a conoscerla, anche se per un istante; ma non conosciamo il dolore della nascita. La questione che la mistica Cinzia Raffo ci propone è, invece, proprio quella della vita. E’ per vivere che occorre la scienza. La Raffo ci ripropone i problemi del vivere a contatto con certa gente e ci mette in guardia da detrattori, malfattori e traditori: elementi dominanti della società contemporanea, a sua volta succube di un agire scorretto e sconsiderato. Anche in queste opere, come in molte altre, si ripropone il dualismo bene-male e la difficoltà di vivere che esso crea. Belle le figure, ben proporzionate e in perfetta armonia tra di loro e con l’ambiente in cui agiscono, mentre i colori riescono ad evidenziare i sentimenti e gli stati d’animo interiori dei protagonisti. (Angelo Scialpi)


Teresa Scialpi – “Composizione floreale” e “Fondo marino”

A guardarli bene, i fiori di Teresa Scialpi sono una armoniosa generazione della natura. Colori e fattezze riportano alla madre terra. Sono fiori veraci, belli nel loro complesso, ma non soltanto illustratori del bello floreale. C’è la forza della appartenenza generazionale. Il bello è che non sono in un vaso, né nella terra, ma sospesi nell’aria e traggono luce diretta dai colori dell’atmosfera. Una opera particolare per la sua cromaticità, ma anche per la sua forma. Questa tendenza la si può riscontrare anche in “Fondo marino”. I colori del mare, ma anche la stratificazione dei coralli e il sovrapporsi del tempo costituiscono gli elementi ispiratori che definiscono immagini e pensiero, intrisi di verità temporali. I colori riescono ad esprimere i moti interiori dell’artista che emergono in tutta la loro sensibilità e definiscono una creatività gentile, ma profonda. (Angelo Scialpi)


Piero Strada – “La cascata e Paesaggio veneziano”

Pittura della ricerca di una condizione in grado di uguagliare quella del proprio animo, almeno quella desiderata. La abilità artistica non è semplice, anzi è ricca di particolari che solo una fantasia costruttiva riesce a organizzare. In questo scenario tutto sembra essere adeguato fino a far concepire con la fantasia un ecosistema di cose e persone in un ambiente certamente surreale, così come lo sono molti pensieri innovativi e molti desideri che sono prospettive nuove di vita. Quella cascata, quasi umanizzata e posta tra una scala e un muretto a secco, domina la scena, anche per luminosità, e conferisce, sia ai fiori che alle persone, una condizione di completo adeguamento alla unità suggeritrice e indagatrice di uno stato di serenità collettivo per una qualità della vita. La stessa rappresentazione è da ricercare nel paesaggio veneziano, ma con minore successo, forse per l’eccessivo utilizzo di un paesaggio unico al mondo, ma molto sfruttato. (Angelo Scialpi)

Circolo socio-culturale “Lino Agnini” - San Giorgio J. 02.05.2010

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