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venerdì 29 gennaio 2010

Il divenire della informazione e delle idee

Si leggeva per sapere, per conoscere, per imparare. Si era felici dentro per aver conosciuto altri lati del pensiero ed altri modi di ragionare. Gli ingredienti principali della informazione dei nostri giorni sembrano essere gli scandali, le corruzioni, le diffuse vergogne e la dilagante immoralità. Assistiamo a continui cambiamenti di tendenze che riescono persino a convincerci dei nostri errori o delle sbagliate valutazioni sul proseguire della vita. I tempi sono veloci, così come veloci sono le ricerche, le innovazioni e quindi le trasformazioni, per cui le idee, come le valutazioni, stentano a mostrare la realtà che appare contingente, più che universale, così come la sorte, il caso o il destino di ognuno degli uomini.
Per tutti rimane importante il passato, o meglio il fondamento che è stato costruito attorno alla persona, la formazione che ha ricevuto e, ancora di più, la informazione che ha potuto ricevere ed ha saputo far sua attraverso la elaborazione e la interpretazione personale per una applicazione individuale nella realtà.
Rimane difficile capire persino lo sviluppo delle età evolutive, così come rimane faticoso giustificare l’attribuzione di incarichi di responsabilità per sola volontà di qualcuno o per semplice diritto di continuità, senza cioè la dovuta verifica delle abilità. Molto spesso rimane importante l’appartenenza, capace di creare anche i talenti artificiali che impongono forzature più che evidenziare la diversità di riferimento. Il talento, per non essere offuscato, ha bisogno di essere diffuso, reso noto, conosciuto, messo sui grandi e immediati canali di distribuzione e di diffusione.
Una volta si aspettava lo Zecchino d’oro per ascoltare delle voci intonate di piccoli e per avviare un sistema di diffusione del mondo dello spettacolo e della canzone tra i piccolissimi; oggi gli spettacoli dei piccolissimi sono certamente migliori di tanta ostentazione imposta. Si riesce a fare un festival, anche più attraente e piacevole, con la sola presenza di piccoli talenti già superiori agli stessi personaggi affermati, e in una sola serata.
A sostegno di questa affermazione, è sufficiente considerare come certi adulti cercano di imitare, in spettacoli altri, esponenti già famosi in determinati campi, come il ballo e il canto, e di voler apparire uguali a tutti i costi. Non è il ballo, o il canto, che emerge, ma l’attrazione e la diversità di impegno di uomini famosi in certi ambiti e non in altri in cui suscitano ironia e, molto spesso, comicità, se non addirittura ignoranza con conseguente scivolamento nella spazzatura. Meglio poi evitare il confronto tra talenti veri, pur giovanissimi, e i tanti che ci sono stati propinati come presunti tali!
Ma la raffigurazione spazzatura travolge anche la carta stampata, procurando danni ben più gravi al divenire della persona, alla determinazione del pensiero ed alla consapevolezza degli eventi. Rimane importante la politica, ma quanta politica si svolge in ambiti personali, secondo tendenze individuali e non secondo necessità risolutive oggettive; quanta politica si dipana all’ombra della sola e semplice appartenenza e non già sostenuta da espressione umana autentica in termini di onestà, lealtà e professionalità. La politica, ahinoi, non è la sola espressione, ma quella più evidente e quella alla quale conviene riferirsi per non cadere nel profondità di una informazione che continua a toglierci la capacità di discernimento dei fatti e dei problemi. Accade anche in tanti settori riservati della società.
Sentite qualcuno che ha più ragione, o torto, o che si assume il minimo di resonsabilità? Tutti hanno torto e ragione insieme, basta lasciarsi coinvolgere dal modo di parlare o dall’aspetto di colui che afferma certe cose o accusa altre persone. Tutti, quando parlano da soli, parlano in nome della ragione, della giustizia, della legge, del rispetto… parlano in nome di tutto tranne che in nome della considerazione oggettiva e della sincerità, compiendo danni e distruzione, a volte, per il solo motivo di essere in quel posto o in quella carica, così proprio come quando capita, malauguratamente, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si viene indagati per sperpero di denaro pubblico (non solo) speso lungo le vie delle palme o nei lupanari, e poi ai sente dire che “abbiamo fornito al giudice ampie sicurezze di buon utilizzo del denaro pubblico!”; oppure, dopo una ennesima condanna per corruzione: “Non è vero ma le sentenze si rispettano!”
Probabilmente per questo la informazione non permette più, almeno non più come prima, di costruire una idea duratura e sicura, ma sembra essere legata alla ebbrezza, alla distrazione, alla interpretazione personale, forse alla dipendenza, certamente alla occasionalità. Ma se questo appare ormai essere una tendenza generale, ci si chiede quale tipo di idea occorra tracciare per non rimanere fuori gioco in questo gravoso presente. La risposta ci viene difficile, e crediamo sia necessario individuare una possibile espressione sincera, leale e oggettiva, e seguirla come ombra anche al buio. Potrebbe, forse, essere un nuovo inizio di una informazione che possa riportare il sapere e la costruzione di idee nuove, ma soprattutto durature. Occorre ricominciare, come se si trattasse di nuova alfabetizzazione della informazione di ritorno, oppure continuare nella consapevolezza dei forti condizionamenti del presente, di certo vale ancora la pena continuare ad essere onesti ed al servizio dello stato.

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