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lunedì 21 gennaio 2008

Il giusto senso della vita

Nel secolo degli illuministi, Diderot ipotizzava una stanza con vasi contenenti semi per produrre professori, medici, giudici ed altre figure professionali in grado di sostenere il divenire dell'uomo e della scienza. Questa esperienza sembra non essere più fantascienza se si tiene conto dell'esercizio, praticato ormai diffusamente, sugli OGM in agricoltura e se consideriamo la creazione del super topo ottenuto senza incroci genetici e la pecora Dolly di Craig Ventre ed altro. Nel campo umano l'ormone della crescita, la produzione di insulina umana e l'eritropaietina sono già delle realtà, come l'applicazione della bioingegneria.
Le cellule staminali, dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo, stanno rivoluzionando la medicina, consentendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi. La possibilità di controllare lo straordinario potere di queste cellule staminali embrionali, allo scopo di curare vari tipi di malattie, come il morbo di Parkinson e l'Alzhaimer, entusiasma gli studiosi ed alimenta la speranza della gente. In un futuro molto prossimo, la ricerca sulle staminali potrà rivoluzionare il modo di curare tante altre malattie mortali come l'ictus, il diabete, le malattie cardiache e, addirittura, le paralisi.
Queste sono realtà strabilianti che pongono problemi di natura diversa, primo fra tutti l'emarginazione dell'ignoranza che rimanda ad una affermazione di Einstein secondo la quale è colto colui che vive il proprio tempo. Tutto il divenire della scienza deve poter passare attraverso l'osservazione e la conoscenza per poter qualificare la stessa scienza e la tecnologia. La scienza pone nuovi problemi, la tecnologia aggiunge l'inventiva al sapere.
Va realizzandosi la previsione secondo la quale "la nostra potrebbe essere l'ultima stirpe umana nata da progetto naturale". Dubbi e perplessità, certezze e incertezze, etica e diritto pongono ormai seri interrogativi sul futuro dell'uomo. Sembra quasi un voler andare oltre la vita e, allo stesso tempo, volersene liberare. Vita e morte ci impongono interrogativi inquietanti che ci portiamo appresso da sempre. Grazie allo sviluppo del pensiero, della filosofia e della religione, ma anche della scienza, cerchiamo di dare qualche risposta plausibile. Se la morte ci fa paura occorrerebbe meditare e capire la vita. Perdere il giusto senso della vita significa perdere noi stessi e il mondo che ci ha accolto, così proprio come quando non riusciamo a capire le tragedie che ci investono nella vita. Una pensatrice ha scritto che il senso della vita è l'opportunità che ogni uomo ha venendo al mondo; una opportunità per intervenire nel progresso dell'uomo, nella ricerca della vita, nella elevazione spirituale dell'uomo stesso il cui operato rimane nella eternità".
"E' innegabile quanto grandi siano oggi i traguardi raggiunti nella scienza medica e grandi le opportunità che questi rappresentano. In ragione di ciò, non possiamo che gioire per la capacità raggiunta dall'umanità nel guarire e conservare la vita e per i notevoli progressi resi possibili a questo riguardo dalla scienza e dalla tecnologia contemporanee.
Tuttavia riconosciamo che questi traguardi comportano nuove responsabilità, profonde sfide etiche e, naturalmente, potenziali pericoli.
Sebbene siamo tutti concordi nel ritenere la vita un dono da rispettare e preservare, ci dividiamo, però, sull'idea di un dominio umano sulla vita e sul diritto di decidere del suo valore o della sua durata".
C'è da considerare la conoscenza stessa del patrimonio genetico umano che può rivoluzionare il comune modo di pensare degli individui.
Come educatore, credo che il rapporto tra scienza e società sia estremamente delicato e che il problema della formazione sia il puntO chiave.
Occorre alimentare il codice etico dell'uomo, teso all'arricchimento spirituale della persona nei valori e principi cristiani, ma anche al recupero di quella pace interiore che è indice di serenità, di conciliazione e di concordia tra la gente.
C'è un tempo per vivere e un tempo per morire. Oggi è il tempo del saper nascere e del saper vivere: la vera grande sfida che l'uomo deve oggi vincere nella consapevolezza che grandi trasformazioni lo attendono e forse cambiamenti di pensiero epocali riscontrabili nel panorama storico del pensiero dell'uomo di tutti i tempi.

Angelo Scialpi
"The Lion Magazine"

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