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mercoledì 24 aprile 2013

La libertà: un valore tra generazioni per mantenere l’ideale nazionale


Commemorare significa ricordare solennemente un evento, ricordare una persona per la sua esperienza di vita a favore della collettività; commemorare significa rivivere il sacrificio di uomini, nostri predecessori, che hanno avuto il coraggio e la forza di vincere il male e di conquistare la libertà. La libertà rimane l’unico grande obiettivo di ogni uomo: un ideale per il quale è possibile donare la vita nella consapevolezza di far rinascere quella degli altri che rimane essere la propria stessa vita.

Uomini ed eventi si incontrano sempre e insieme vivono la edificazione continua della vita migliore. Come la costruzione di una casa è finalizzata ad accogliere ed a proteggere una famiglia, divenendo essa stessa riferimento pedagogico, così la costruzione di una città deve accogliere e proteggere i molti nuclei di cittadini, divenendo anch’essa di forte valenza pedagogica. L’obiettivo comune, in questo caso, rimane essere la nazione e, in essa, la patria: unico ideale nazionale per liberare gli uomini e la terra dalle intromissioni dell’agire per male.

Immaginare la propria casa costruita con sacrifici e rinunce, privazioni e attese, significa anche costruire un frammento della nostra nazione; immaginare, invece, di costruire l’uomo che è dentro la casa, seguirlo con amore fin dai primi importanti passi, osservare la sua voglia di apprendere ed imparare, magari anche prendendo delle cadute e rischiare di farsi male, significa costruire un ideale di vita che rappresenta un frammento dell’ideale nazionale.

Ogni cittadino rimane essere una cellula del corpo nazionale e come tale deve agire armonicamente per garantire il benessere.

Pensare che la singola casa, come il singolo uomo possono rappresentare l’ideale di vita, in senso ampio, non deve sembrare affatto difficile; difficile è porsi sulla giusta via per trovare quella dimensione che può offrirci la opportunità di comprendere i momenti storici, sia quelli presenti che quelli passati, e trarre i dovuti insegnamenti, a prescindere dalla narrativa storica che può apparire soggettiva e di certa influenza, per continuare a camminare senza paura di cadere, ma consapevoli di aver edificato dentro di sé il valore della ricostruzione dei fatti e della ricerca razionale. Questo può avvenire soltanto se si è in grado di considerare il passato e di elaborarlo in termini di ricerca del bene. L’uomo nasce dalla sofferenza!

La mia esperienza di vita mi ha detto che all’interno della nostra biografia possono accadere tante rivoluzioni, ma mai dobbiamo lasciarci prendere dalle influenze di messaggi accattivanti se non sono stati codificati e adeguati alle nostre speranze e alle nostre capacità. Io sono convinto che all’interno di ogni struttura umana è possibile costruire qualsiasi pilastro portante dell’obiettivo uomo. Uomo si diventa, come si diventa persona onesta, persona perbene, cittadino consapevole di poter avere nelle proprie mani ogni possibilità di cambiamento in meglio della vita personale e di quella collettiva.

Quando compiamo un gesto buono dobbiamo sempre ricordarci che diamo benessere agli altri e che l’influenza del gesto ricade su tutti; allo stesso modo quando compiamo un gesto malvagio.

Le debolezze umane sono all’origine delle difficoltà; le incapacità umane sono generatrici di presunzione e arroganza per i più pretendenti; la non conoscenza crea una sorta di dislessia sociale che può trasformarsi in oblio esistenziale che annulla la conoscenza dell’origine dei fatti e della trasformazione del pensiero.

VOI giovani dovete fermarvi un attimo, dopo aver spento il cellulare, e pensare che il vostro correre verso il divertimento effimero e verso il chiasso potrebbe anche essere un voler correre obbligato verso l’inconsapevolezza e la omologazione: mali che hanno affranto la vita passata, ma non hanno allontanato il pericolo dalla vita presente. Abbiamo bisogno di tutti VOI per sollevare il capo e continuare il cammino della civiltà nella libertà, dopo aver ricordato e dopo esserci responsabilizzati, consapevoli che il bene più grande e inalienabile rimane la libertà di azione e di parola.

Occorre insegnare a parlare e ad ascoltare. Il parlare non è abilità innata: si impara per inculturazione inconsapevole, ma occorre una inculturazione intenzionale affinché il parlare abbia senso. Le relazioni familiari, i riferimenti esterni, le persone oneste intellettualmente possono ben realizzare, completandola, la ricerca della trasformazione dei saperi in competenze. Insegnare ad ascoltare non è facile. L’ascolto è un atteggiamento interiore, una empatia di relazione interessata.

Tutto questo può accadere soltanto se siamo capaci di ascoltare e di leggere la storia di altri uomini che ci hanno preceduto, che hanno dato la loro vita per l’ideale di patria, hanno rinunciato a tutto per donarci un futuro migliore. Noi abbiamo il dovere di onorare il loro sacrificio.

Ma che cosa oggi rende difficile la vita di quasi tutte le persone?
Forse la perdita del valore del passato che non permette, a tutti, di interpretare il presente; forse lo scientismo che domina ogni settore del sapere e dell’agire, rendendo complessa ogni cosa e proteggendosi nell’anonimato. La complessità dello scientismo (conseguenza della Saggezza, della ragione epistemica e della ragione fronetica) racchiusa in torri di lobby, continua a creare incessanti stati di bisogno e messa in opera di sistemi che, in qualche modo, si pensa possano arginare il male, mentre il male ha già realizzato la sua opera nefasta. Serve passione e dedizione per arginare la sventurata condizione di un mondo che appare inarrestabile nel declino inesorabile. Non stiamo parlando della politica che comunque sta vivendo la stessa condizione e le stesse esperienze, come i fatti di questo periodo attestano in maniera eclatante, mettendo fuori gioco ogni cittadino non protagonista; il problema è che la evoluzione della politica sembra interessare solo e soltanto gli addetti ai lavori, se volete i fortunati che si trovano dentro per puro caso o per nepotismo, con rispetto delle trote e dei batman.

Occorre, quindi, organizzare le relazioni epistemiche tra i diversi settori, in cui poter svolgere la ricerca delle verità indiscutibili e delle verità personali.

Ci si chiede continuamente se la scuola, in termini di formazione, deve privilegiare il primato informativo o quello critico? L’extra scuola rende tutti uguali, ma non insegna ad essere critici, per cui viene meno la capacità di comprendere i comportamenti degli altri ad essere attenti. La scuola di oggi (badate, quando dico scuola, non mi riferisco solo alle aule, ma alla famiglia e alla strada) dovrebbe rivolgersi al primato della critica e della valutazione. Non scuola caleidoscopio, ma scuola dell’avviamento alle consapevolezze individuali. La scuola positivista ha esaurito il suo ruolo. Non è lo stato che crea la società, ma la società che crea lo stato attraverso l’applicazione della legislazione, del diritto romano e della common law che scaturisce dai buoni comportamenti dei cittadini e premia l’esercizio. Lo stato non può essere tutto! Molto spesso lo Stato chiede congedo dal suo luogo naturale e chiama in soccorso il cittadino dove vuole insediarsi e promuove quella legge morale interiore.

Occorre competenza! Ma la competenza passa attraverso la critica e la consapevolezza epistemica affinché si possa giungere ad una realizzazione di saggezza ceh miri ai beni realizzabili, risolva i problemi e rende l’individuo capace di uscire bene da una situazione di difficoltà e rimanendo consapevoli che la difficoltà successiva non è uguale alla precedente.

La narrativa storica è l’antidoto formidabile alla dispersione di identità. Qui è il passaggio all’oggi. La globalizzazione infrange tutto per cui la narrativa letteraria è magistra vitae, in quanto oggetto di scienza (saggezza) e della tecnica (organismo vitale) che si relaziona con tutti gli altri organismi vitali e porta l’uomo fuori dalla difficoltà di comprensione e di caduta facile nella errata interpretazione dei fatti e degli eventi che rendono difficile l’esistenza e con essa la stessa sopravvivenza.

Sopravvivere oggi significa conoscere il passato e organizzare la speranza della democrazia, tenendola stretta!

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