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sabato 22 dicembre 2012

Leonardo Petraroli e Nostra madre terra


Le vocazioni del territorio, come le ispirazioni dell’uomo, sono dei grandi capitoli all'interno dei quali poter costruire la sintesi tra l’uomo e l’ambiente, tra l’essere e il dover divenire. L’ambiente può ritenersi la madre dell’uomo e in quanto tale è sempre pronta a custodirlo e ad allevarlo secondo le bellezze della sua immensa natura interiore. Tra l’uomo e l’ambiente si pone l’ingegno che è il principale deputato a programmare lo sviluppo del pensiero attraverso la propria ispirazione diffusa.
Uomo e ambiente, se non interagiscono, non hanno la possibilità di sopravvivere e forse non avrebbero nemmeno motivo di esistere.
Il giacimento culturale, sia umano che ambientale, deve resuscitare il patrimonio dell’anima, così come quando uno scrittore, un poeta, un musicista, un pittore, un ceramista, riesce ad esprimere tutta la sua interiorità artistica per il piacere di esternare moti interiori in grado di abbellire l’esistenza e di disegnare un percorso adeguato lungo il quale poter vivere la propria presenza, darle un senso e porla a riferimento delle future generazioni. Costruire la certezza di essere cittadini responsabili sempre nella vita.
Ci chiediamo se la terra, a sua volta, non venga nutrita dalla intelligenza e dalle capacità dell’uomo. Non si può negare che questo legame esiste. La natura si pone a dimora e resta ad attendere. Quell'argilla sarebbe inutile se l’uomo non soffiasse sopra di essa il vento della creazione. Ho osservato quello stele di argilla di Leonardo Petraroli; uno stele bianco, poi incavato, poi tridimensionale per offrirci un volto vero, coperto dal velo della eternità. Quel Padre Pio sembra essersi reincarnato nell'argilla, la materia di origine. Che dire poi della maternità della terra che ci dona il Bambinello, roseo, armonico e dotato di ragione.
Il segreto di Petraroli rimane proprio dentro la sua visione spirituale delle cose, come degli uomini, e li riproduce come se fossero la espressione del suo pensiero, della sua e nostra speranza, della sua forma di bellezza, quasi a voler declinare l’arte in funzione civile.
Leonardo Petraroli si riferisce direttamente alle cose che viviamo, all'aria che respiriamo, alla bellezza cromatica della natura che emerge con tutta la sua possanza interiore e si trasferisce nell'agire dell’uomo, nel pensare di una comunità, nella espressione di una civiltà che organizza e prepara quella attuale. 
La cultura è conquista quotidiana che ricerca salvezza e non può, contrariamente alla idea comune, starsene in disparte e attendere. 
La terra, la nostra terra, ci dona l’ispirazione e ci rinnova il conforto della creazione, ma anche il suo lato affettivo attraverso il suo carattere fortemente storico, caratterizzante sia in termini di glorioso passato che di presente da ripensare in relazione alle esigenze ed alle necessità per vivere bene. 
Il rispetto dell’ambiente e della natura è un atteggiamento irrinunciabile, l’artista, il ricercatore, il pensatore devono saper trarre ogni divina verità dalla rivelazione della storia naturale e umana.
Il bene ambientale mantiene e conserva una condizione che ci consente di studiare l’autorevolezza superiore che è conservata in esso. In questo senso, il solo ammirare l’ambiente diventa espressione dell’arte e la conoscenza del paesaggio potrebbe essere considerata una branca della filosofia naturale.
Non bisogna modificare a proprio piacimento l’opera di Dio e degli uomini, ma lasciarsi guidare per scoprirne il “nirvana”, come solo l’arte è capace di fare, e per considerare ulteriormente la necessità di conservare e di riconoscere chi e cosa ci permette di vivere l’esistenza della soavità. L’ambiente diventa un tutt'uno con il resto della vita, con l’uomo, ma anche con le abitudini, i costumi di un popolo, ma soprattutto quella serenità interiore che pervade e permea cose e persone.

Vi è una intima saggezza nella Terra, ed una forza di rigenerazione tale da farci ritenere che, nonostante gli abusi subiti, chi è veramente in pericolo di sopravvivenza non sia la natura ma l’uomo.
Quante cose l’uomo può creare partendo dalla terra, e poi l’acqua, e poi il legno e poi il ferro .. l’uomo non inventa niente, ma usa e crea, a volte come Dio, altre volte come il diavolo.
Pensate all'agire delle mani, alla loro architettonica forza e abilità, al loro usare  e plasmare la materia semplice, povera, inutilizzabile per la coltura, ma creatrice di arte: l’argilla, quella terra gialla che dalle mani dell’uomo e con l’aiuto del fuoco e gli altri colori della natura diviene ispirazione, arte, eternità.
Leonardo Petraroli, a guardare la sue opere, si trasmette  la sensazione pura della creatività, del messaggio interiore, della forza della natura che si trasferisce dalla terra all'intelletto dell’uomo e trova nelle mani la semplice e divina fertilità.
Anche la pittura di Petraroli  si inserisce nella stessa vena ispiratrice. Come la terra, così la natura avvolge e attrae il nostro artista che depone nell'ulivo secolare la forza e la bellezza della terra dipinta dal vento e dal colore del sole rimanendo là, a testimone eterno della bellezza del mondo.
“Ecco allora che l’albero dell’ulivo maestoso, immagine flessibile e sinuosa, tendente ad elevarsi, rispecchia appieno il concetto della perfezione moderna che vede nelle radici l’analisi, nel tronco la scienza, nel rami e nelle foglie la ricerca, nel frutto l’elaborato finale e sempre nuovo della tecnologia. Quell'albero, perfetto in natura, ci pone dinanzi un esempio della perfezione divina che l’uomo è chiamato a ricercare. L’albero trae dall'aria il suo adeguamento alla realtà, l’uomo trae dall'esempio e dalla volontà il suo rafforzamento nella vita e per la vita futura, quella eterna, almeno continua per gli altri.” Quell'albero continua la sua magia sviluppandosi verso l’alto e dando origine ad un unismo in quanto sembra fondere l’uomo e la donna: unione perfetta del creato che si ritrova, in termini umani, nella famiglia. Lo stesso concetto credo lo si possa esprimere per i casolari di campagna, eterni, robusti, guardiani della nostra vita e custodi della nostra crescita, ma sempre ornati e abbelliti dalla terra che sprigiona i suoi filamenti di luce e di erba per abbellire l’ambiente in cui dimora l’uomo.
Che dire, poi, della grafica di Leonardo Petraroli?! Ad ammirare quel Cristo ti viene da pensare alla scientificità della preghiera, come alla mistica della sofferenza, nella riflessione più profonda e più intima.
Leonardo Petraroli si sente giustamente attratto dalla possente bellezza della natura e lui, che pur è in grado di esprimere concetti e riflessioni sulle difficoltà della esistenza, preferisce scegliere la terra per darle vita, l‘ambiente per continuare a custodire l’uomo.
Quanto distante è il mondo dei predoni, delle slot machines, delle cene a peso d’oro, dei furti alla gente che lavora, persino precettata quando non riesce a pagare; il tutto a favore dell’appropriazione indebita, dell’effimero di quanti sono impropriamente delegati, in barba alla sovranità popolare, alla gestione della res pubblica. Quanto distante è quel mondo dalla dolcezza creativa delle persone perbene!.. e in quella creatività potremmo anche rifugiarci per andare a ri-cominciare la ricostruzione morale di un paese in difficoltà.

Convento dei Frati Minori - Sava, 22.12.2012

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