Chiunque abbia pensieri, parole, immagini o altri frammenti della vita di Babbo che voglia condividere a rinforzo di queste pagine da lui create, può inviarli al suo indirizzo email (che ora leggo io), o direttamente a francesco.scialpi@gmail.com.
Grazie, Francesco


... ciao bà ...

domenica 18 dicembre 2011

"El sistema" di Josè Antonio Abreu

Forse non tutti sanno che El sistema Abreu ha avuto una sua realizzazione anche in Italia. Il canonico Padre Annibale Maria di Francia (dalle case Avignone), divenuto poi Santo (ad opera di Giovanni Paolo II), fu il fondatore delle Congregazioni dei Rogazionisti (rogate ergo) che avevano l’obiettivo di istituire orfanatrofi dove poter studiare, imparare un mestiere artigianale e altro. Istituzioni che hanno operato, e forse operano, con lo stesso spirito educativo e di recupero di Abreu.
Padre Annibale di Francia (1851), nativo di Messina, a seguito di calamità naturali, fu costretto a migrare e, passando dalla Puglia, fu più volte invitato a fermarsi. Vista la notevole presenza di orfani di guerra, la scelta cadde su Oria. Ad Oria Padre Annibale istituì il suo secondo centro meridionale. In quel centro ogni orfanello, oltre a studiare e imparare una attività artigianale, imparava anche uno strumento musicale. Fu costituita una banda, famosa appunto come “La banda degli orfanelli”, che andava in giro per le città della Puglia in occasione delle feste patronali.
L’arte, in genere, rimane alla base della formazione e della istruzione, ma soprattutto del recupero del disagio.
Ma sentite questa pagina della mia vita d’infanzia, pur non essendo stato un orfanello.

Avevo 8 anni, frequentavo la terza elementare, quando una sera vennero a casa dei parenti e conoscenti per invitare mio padre ad iscrivermi alla nascente scuola di musica del paese.
Si era costituito una sorta di comitato che si recava nelle abitazioni per invitare I genitori ad iscrivere i loro figli piccoli.
Io fui presente a quell’incontro (lo ricordo ancora) in quanto il mio papa non mi lasciava mai da solo e mi seguiva negli studi. Eravamo già amici e mi raccontava delle imprese siciliane dove era in servizio per lottare il bandito Giuliano.
Con il patrocinio del Comune, un Comitato promotore aveva deciso di fondare una orchestra musicale di piccolissimi. Ricordo che iniziai subito a frequentare la scuola di musica, in orario serale, e dopo qualche mese di preparazione teorica (Il metodo BONA) mi fu assegnato lo strumento: la tromba in MIb. Nel giro di alcuni mesi l’orchestra di Pulsano (io ero tra i più piccoli, ma i più grandi non superavano 30 anni e suonavano il basso, I piatti o la gran cassa), si presenta alla cittadinanza con una sfilata lungo tutto il corso Costantinopoli, con sosta nella centrale Piazza Castello.
Ricordo che fu una attrazione formidabile per il paese e tutti divenimmo ben presto loro beniamini. Eravamo attesi ad ogni manifestazione e questo accresceva in noi la voglia di fare meglio. Passammo dalle marce trionfali alle carole natalizie, dalle marce del Venerdì Santo ai primi intermezzi sinfonici e quindi poi alle opere liriche.
In divisa poi, ci sentivamo importanti e quasi ragazzi intoccabili. L’esperienza continuò per alcuni anni e l’orchestra Città di Pulsano migliorava sempre più e girava per la Puglia e la Basilicata. In prima media mi fu assegnato un nuovo strumento. Mi fu detto che ero pronto per il cambio. Fui orgoglioso (ormai conoscevo bene tutti gli strumenti) di avviare l’esperienza del flicorno sopranino: la prima tromba.
Fu una esperienza esaltante per le tante piazze del sud e ricordo, come se fosse ieri, il mio primo assolo sulla cassa armonica a Monteiasi, con la Traviata: tutte le feste al tempio.
Avemmo molto successo, eravamo sempre in giro e io ero sempre invitato a pranzo dalle famiglie del luogo dove andavamo a suonare in occasione delle feste patronali. Ricordo una volta che, dopo aver eseguito la Marcia trionfale dell’Aida in piazza a Frigole, con la tromba egiziana, quando scesi dalla cassa armonica fui sollevato sulle spalle tanto la tromba era più alta di me.
Ricordo ancora di una volta in cui fui prelevato da un signore adulto e accompagnato ad un paese vicino, dove c’era un’altra orchestra, e inserito, per una sera, nelle prove generali di concerto: Manon Lescaut.
Quanti interventi in manifestazioni con l’esecuzione del silenzio, dell’alza bandiera, dell’attenti!
Questo sogno infantile prima e adolescenziale poi durò fino alla terza media, quando una complesso bandistico di un altro paese voleva acquistarmi come prima tromba, proponendo a mio padre una borsa di soldi al mese. Ebbi paura della proposta soltanto perché andava a infrangere il mio sogno di sempre: fare il professore, nonostante mio padre, che era un carabiniere, voleva che diventassi avvocato. Quello fu un anno molto difficile per la mia tenera età: mio padre, a seguito di un incidente stradale, rimase invalido e la famiglia visse un periodo difficilissimo. Doveva andare così per potermi rafforzare nella vita e per la vita, ma io non smisi mai di suonare. Lasciata l’orchestra, mi pare che poi (ma io non avevo cognizione della politica) la stessa fu sciolta in quanto era divenuta importante e gli adulti cominciarono a litigare e l’impresario a fare l’italiano pigliatutto.

Io non lasciai mai la musica; in seguito fondammo un complesso musicale e continuammo a divertirci alla grande con la musica leggera, esibendoci nei locali, nei matrimoni, nei raduni musicali. Era la stagione delle bands musicali e dei Mac p 100.
Non ho mai avuto bisogno di denaro! Guadagnavo a sufficienza per pagarmi gli studi e mantenere lo scooter che utilizzavo spesso, di nascosto, anche senza patente per recarmi in paesi vicinissimi e col basco della divisa che ci camuffava da adulti e pensavamo di sfuggire all’alt della polizia.
Per fortuna tutto è sempre andato bene fino al conseguimento della patente, anche questa in forma privata.
Ho voluto che i miei figli studiassero la musica. Lo hanno fatto spontaneamente e con piacere, ma di certo ho voluto che avessero dentro di loro, e lo custodissero a vita, il seme della creazione dell’armonia dell’anima, così come recita la spiegazione generale della musica: “E’ l’arte dei suoni che esprime I sentimenti dell’animo nostro”; in questo caso la espressione dei sentimenti è sicuramente la migliore che la mente possa esprimere e con essa la manifestazione migliore del divenire e dell’essere uomo.

Devo ringraziare sentitamente la Dirigente Roberta Leporati per avermi invitato e per avermi dato questa opportunità di scrivere una pagina della mia vita d’infanzia. Quando mi ha spiegato il motivo dell’invito, sono stato colto subito da un fremito interiore, riferendo di essere onorato. In realtà la Dirigente mi aveva piacevolmente proiettato nel mio passato facendo suonare in me la tromba della realizzazione della mia vita. Ho ripercorso i sentieri del pensiero e dell’agire da bambino, tenendo conto dell’ambiente (allora ancora incontaminato) e delle persone, allora ancora semplici e buone e desiderose di organizzare la vita e abbellirla con iniziative che segnavano il progresso, ma anche la evoluzione delle cose in un periodo difficile della ricostruzione, certamente colmo di speranza.
Non ho mai rigettato quella esperienza, anzi ho sempre pensato che la stessa mi avesse conferito una maggiore sicurezza, abbellito la vita, organizzato il mio futuro, del quale ne sono stato unico artefice e durante il quale non ho mai offeso e molestato nessuno, prevaricato alcuno, anticipato altri. Tutto ciò che ho fatto e faccio, lo faccio per invito, il riferimento va naturalmente agli incarichi altri, svolti e in via di svolgimento, come la docenza universitaria a contratto a Ingegneria, agli inviti in convegni, incontri culturali e, non ultimo, l’ufficio che in questo momento cerco di ricoprire con il valore del riferimento, della difesa della istruzione pubblica, dell’attenzione a risolvere tutti I problemi per tutti, senza preferenza alcuna, della formazione del personale, ma solo per il bene della istituzione scolastica jonica. Sono convinto che occorre svolgere ogni cosa, solo e soltanto in pieno spirito di servizio. “We Serve” , dicono in alcuni luoghi, e noi siamo convinti che il miglior servizio che un uomo possa fare a se stesso e alla società alla quale appartiene è, appunto, servire gli altri senza aspettarsi nulla, ma nel rispetto della regola!



José Antonio Abreu
“Centocinquanta orchestre giovanili e 140 infantili, 250.000 tra bambini e ragazzi che hanno imparato a suonare uno strumento musicale e fanno parte di un'orchestra. Il 'sistema Abreu', cioè il progetto sociale e musicale messo a punto 32 anni fa in Venezuela da José Antonio Abreu. Ha strappato i giovani alle bande criminali, li ha riscattati da una situazione di miseria materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il proprio futuro e per quello delle persone vicine. Suonare in un'orchestra, spiega infatti il maestro Abreu, è molto di più di studiare la musica. Significa "entrare in una comunità, in un gruppo che si riconosce come interdipendente", perseguire insieme uno scopo. José Abreu, un mito politico, che con il suo “sistema” ha salvato trent’anni di generazioni che sarebbero altrimenti finite in strada per spaccio o prostituzione. Abreu nasce in Venezuela da avi italiani nel maggio del 1939 trascorre la sua giovinezza dedicandosi per metà agli studi di economia ed il resto alla sua passione per la musica. Fu proprio la passione per la musica codiuvata all’interesse per una società civile corrotta e degradata a portare Abreu nel 1975 a fondare El Sistema, che si poneva come intento di distogliere i giovani dalla criminalità travolgendoli con la passione per la musica.El Sistema meglio conosciuto dai venezuelani con l’acronimo Fesnojiv (Fundación del Estado para el Sistema Nacional de las Orquestas Juveniles e Infantiles de Venezuela) conobbe un massiccio sviluppo quando José Abreu divenne ministro della cultura, da tale posizione riuscì a donare tramite finanziamenti governativi uno strumento ad ogni bambino che ne facesse esplicita richiesta.”

D.D. “Chiarelli” - Martina Franca - 15.6.2011

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