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sabato 26 novembre 2011

Donna è sport

Dal latino deportare, uscire fuori porta per altre attività.  Da questo termine derivarono il francese desporter (divertimento, svago); e l’inglese disport che successivamente venne abbreviato nell'odierno sport. Il termine in italiano che più si avvicina all'etimo è "diporto", che significa svago, divertimento, ricreazione. Sportivo rimane tutto ciò che non è formale, ma di gusto: atteggiamento sportivo, vestire sportivo, auto sportiva, ecc., quasi a voler realizzare una interazione tra l’essere e lo sport.

La diffusione della pratica sportiva è il segno dell'importanza che lo sport ha assunto da un punto di vista sociale, economico e politico. Lo sport è parte integrante della cultura di una società e si sviluppa in sinergia con i cambiamenti che la contraddistinguono. Come tutte le tendenze di pensiero, anche lo sport è figlio del proprio tempo, anche perché esso  rappresenta un mezzo di trasmissione di valori universali, una scuola di vita che insegna a lottare per ottenere la ricompensa meritata e che aiuta alla socializzazione ed al rispetto tra compagni ed avversari. Si realizza così quella forza necessaria per affrontare le difficoltà e procedere con sicurezza, proprio come, in termini di pensiero, si realizza la fronesi pratica per affrontare e superare le difficoltà della vita.

Attenzione, questo non vuol dire che bisogna apparire dei giganti e ostentare una forza vicina alla brutalità; non serve a nulla, se non a fare del male. Lo sport è disciplina pura e non deve essere rinforzata da alcuna sostanza aggiuntiva all’organismo. Mi pare che si chiamano integratori?! Occorre fare molta attenzione… ma questo è un problema altro.

La passione è per l’uomo l’origine della sua vita, del suo essere diverso, della sua arte, del suo agire eroico, così come l’enigma femminile è un motore essenziale nella vita di ognuno. La cosa più semplice che l’uomo compie è dimostrare la forza distruttrice che si oppone alla forza generatrice della donna, ma di certo l’agire nel pianeta donna è un agire, fatte le dovute eccezioni, più complesso, ma anche più regolare, più disciplinato, più organizzato di quello dell’uomo, più distaccato e certamente più consapevole. E’ nella natura genetica che, sempre con le dovute eccezioni, rappresenta il lato migliore della vita che potremmo definire  the bright side of the moon.

Una qualsiasi bontà ha sempre valore soltanto se coniugata bene alle condizioni altre, nel senso che la bellezza fisica è nulla se non è collegata alla bellezza razionale, intellettiva, di pensiero, di contegno. Ogni sistema deve essere correlato all’altro e tutti insieme far avanzare l’individuo persona, diversamente si crea una certa distorsione che fa emergere il lato negativo delle cose e dei comportamenti.

Intrigante enigma, la donna rimane, nell’arte come nello sport, la figurazione di tutti i tempi; un universo nel quale colori, forme, musica, poesia e forza  si incontrano per esaltarne il mito che rimane essenza di vita e fonte inesauribile di ispirazione e quindi di creatività. Questo accade da sempre. Nel mondo greco e romano la donna-dea possedeva una dimensione impareggiabile e inarrivabile. Afrodite, Era, Demetra, Gaia e quindi Atena, Venere, Diana, dea della caccia; l’istinto virile in una donna le dona fascino e la rende altamente competitiva: un travaso di potere che una donna regge, al contrario, un uomo con una forte componente femminile perde tutto il suo fascino.

Donna è sport per sottolineare  l’incredibile avventura della donna nello sport. «Donna è sport» è anche il titolo di  una sfilata di orgoglio sportivo rosa nei 150 anni dell’Unità d’Italia: una mostra organizzata dalla Fondazione Candido Cannavò con la Gazzetta dello Sport tenutasi dal 10 giugno al 25 settembre al Museo del Risorgimento: è un tentativo per comprendere la evoluzione della donna nel mondo dello sport. Dal bianco e nero sbiadito di Ondina Valla a Berlino ’36 a Francesca Schiavone in Hd sulla terra di Parigi. Numerose donne hanno dimostrato che tutto è possibile anche nello sport. La donna è fragile, sensibile, delicata, devota, combattente, forte, vittoriosa; è mistero e forza nello stesso tempo. Lo sport è ambizione, competizione, passione e devozione: è costruzione del carattere; donna e sport si coniugano molto bene e creano  una nuova ricetta per il successo e ben si adegua alla contemporaneità. E' in atto una lotta continua per dimostrare l'uguaglianza tra la donna e l’uomo che, forse, non finirà mai.

Sin dall' l'antichità, lo sport è stato un modo per provare la forza e l'intelligenza umana e gli uomini sono stati i primi a provare le loro capacità fisiche.

Oggi, la donna può praticare tutti gli sport che vuole, ma in certi Stati è ancora costretta a camminare a viso coperto e ogni attività sportiva le viene negata. L’influenza dello sport sul carattere della donna è notevole, sia in termini di distrazione dalla pesante quotidianità, che di benessere fisico generale per le sue tipiche caratteristiche fisiche.

La donna sportiva, o che frequenti soltanto una palestra per qualche ora settimanale, appare allegra, forte, ottimista e decisa.

E’ noto il fatto che le discipline sportive sono state inventate per preparare e migliorare la tenuta fisica dell’uomo, per raggiungere nuovi traguardi, per essere più preparati e più adeguati allo svolgimento di certi sforzi fisici che venivano richiesti in particolari momenti operativi e di lotta. Non c’è dubbio che in questa direzione abbiano anche giocato fattori contingenti, come i tornei equestri, i duelli e quindi le battaglie e le guerre. Rimane fondamentale il fatto che allo sport venivano, e vengono, richiesti continui traguardi e nuovi record, sia per esaltare la disciplina sportiva che per ricercare migliori interventi di attacco in particolari momenti in cui era in ballo la vittoria o la sconfitta.

L’uomo, però, ha sempre avuto motivo di essere sollecitato nel superamento di una prova, specialmente quella sportiva che, nel passato, si identificava particolarmente con il torneo equestre, ma ancor prima con lo stesso combattimento tra gladiatori. La vittoria era sempre collegata al trionfo, diversamente ad aspettare c’era la morte, fisica o psichica. Il gladiatore vincitore, prima di finire il suo avversario, dedicata la vittoria all’imperatore, poi al re o alla regina. L’uomo ha sempre offerto il proprio trionfo ad una persona. Quando questa persona non era un capo, ecco allora che destinatario del trionfo era la bellezza di una donna. La donna, grazie alla sua bellezza, alla sua grazia, alla sua appartenenza, riceveva il dono del massimo sforzo dell’uomo in esercizi in cui la virtus era la qualità dominante per il passato, ma non di meno per il presente.

Mi piace ricordare un esempio della modernità. Credo che in molti se lo ricordano per aver colpito la coscienza di molte persone. La forza che si piega alla bellezza e all’amore, cosa che solo lo sport può fare, oppure il senso di umanità di certi uomini.

Che bello quell’atteggiamento sublime di Matthias Steiner, il campione olimpionico tedesco, che ha donato il suo oro a quella che sicuramente rappresenta il suo diamante per sempre da incastonare nella eternità del tempo e nella coscienza degli uomini. Quella foto in  alto, poi sul cuore, poi posata sulla scarpa del campione; Steiner ci ha permesso di stendere un filo luminoso sulla opacità incosciente della contemporaneità dove una moto fa sentire un cow boy, un suv un latifondista, una dose di polvere fa sentire molti giovani degli invincibili del niente, di certo dei distruttori del genere umano. Una grande lezione di vita, direbbe qualcuno, ma questo appartiene alla divinità, alla santità che molti, ormai, non riescono a capire nemmeno. Ma rimane uno dei miracoli che solo lo sport riesce a compiere.

La prima volta che la donna scese in campo per fare dello sport fu  sui grass court (campi d’erba all’interno delle corti) del medioevo per giocare il jeu de pomme, o pallacorda, comunque l’antesignano del tennis. E’ giusto ricordare che molto spesso il gioco avveniva tra un uomo e una donna, sempre all’interno delle corti, in quello che potrebbe essere ricordato come il primo sport a partecipazione femminile. In questo caso il rispetto e la cortesia rimanevano inviolate. Il punteggio del tennis che oggi è ancora in vigore: 15-0, 30-0, 40-15, ecc, risale proprio a quel tempo e, data la circostanza, non era possibile, segnando il punteggio, gridare 15 a 0, ma: fifteen-love. Il termine “love” per indicare lo 0 è ancora oggi usato in lingua inglese ed è rimasto uno dei modi per pronunciare lo “0” in riferimento proprio al gioco del tennis.

Va considerato, più in generale, come la donna, pur non essendo una protagonista  sportiva, aveva un ruolo determinante nel successo del cavaliere e dello sportivo del tempo. Fu questa concezione a creare la letteratura cortese cavalleresca che si è poi protratta nei tempi attraverso la ricerca della gloria (in termini di importanza), la gloria per la gloria,  e quindi la preziosità e la tradizione dei saloni letterari tenuti da donne che seguivano e verificavano persino  la ispirazione letteraria e artistica. La donna ha così proseguito nella sua opera ispiratrice anche per quanto riguarda la produzione letteraria. Nessun libro veniva pubblicato se non aveva il placet di qualche salone letterario di una donna importante; fatto, questo, che potrebbe  indicare un passaggio stesso della donna da espressione ispiratrice a protagonista dello sport; passaggio che è andato realizzandosi man mano che lo sport cessava di essere espressione della forza, a volte bruta, e diveniva espressione di bellezza, di stile. La donna ha quindi avuto modo e tempo per un divenire consapevole della sua forza interiore, del suo genio, della sua natura apparentemente fragile, ma molto forte dentro ed ha affrontato, con forza e coraggio, le discipline sportive.

E' pur vero che gli uomini hanno delle prestazioni notevoli nello sport, difficili da superare per una donna, ma non impossibili. Un esempio in questo senso è la formidabile Nadia Comaneci, la più famosa ginnasta rumena di tutti i tempi. E’ difficile dimenticare che, a 14 anni, è riuscita a d ottenere il primo 10 alle Olimpiadi di Montreal, Canada.

A proposito di discriminazione femminile,  ma mi piace ricordare la considerazione di Candido Cannavò che convalida un percorso femminile quale fenomeno sportivo italiano: “Lo sport italiano oggi è ai massimi livelli, abbiamo un gruppo d’élite nello sport italiano, l’élite dello sport è donna”. Cannavò aveva capito che “lo sport è donna, che un impetuoso percorso ha portato la donna ad avere pari diritti nel sociale, e che ora, questi diritti , a giusto titolo, la donna li vuole ottenere anche nello sport. Con accanimento e disciplina le donne stanno surclassando gli uomini, che inebetiti stanno a guardare. Azzardo una considerazione: forse per avere uno sport pulito noi maschietti dovremmo guardare con deferenza al processo che ha portato sui podi così tante donne.”

In trenta anni le presenze femminili nello sport  sono passate dal 18% al 46%. Alle Olimpiadi di Lillehammer  su 17 medaglie vinte 10 erano femminili.

L’orgoglio sportivo femminile italiano Paola Pigni, sostenitrice della meritocrazia, dell’onestà e della libertà; Stefania Bianchini,  campionessa mondiale di boxe e kickboxing – ci ricorda che fino al 2001 in Italia era vietata la boxe femminile da professioniste.

L’on. Manuela Di Centa, oggi parlamentare. Valentina Vezzali che ricorda: “C’è un tempo per tutto, c’è un momento per smettere per essere esempio in una società in cui servono figure di riferimento pulite.”

Novella Calligaris , la prima campionessa italiana del nuoto, che da piccola era terrorizzata dal mare, seguita da Federica Pellegrini. E poi: la campionessa di pallanuoto Arianna Molinari, la campionessa di caduta libera Barbara Brighetti, la campionessa di mountain bike Paola Pezzo, e altre ancora.

Roberta Vinci, tarantina,  che quest’anno ha superato se stessa trionfando nei tornei di singolo e in tre di doppio Wta., guadagnandosi  l’accesso all’appuntamento riservato solo alle migliori, il Master B di Bali. «Un vero e proprio segreto non c’è: è il frutto di tanto lavoro. Sicuramente la chiave di volta è stata il supporto del mio allenatore Francesco Cinà. E’ riuscito in questi quattro anni a cambiare la mia mentalità in partita: sono diventata più positiva ed aggressiva. La tecnica già c’era, non ho cambiato molto il  mio modo di giocare attuando nuove tattiche. Era la testa che non andava bene».

Rosalba Consoli, altro orgoglio sportivo nostrano, maratoneta di profilo sportivo internazionale,  che ci ha donato la fiamma olimpica dei giochi olimpici invernali di Torino, ma anche un orgoglio sportivo di primo piano.
La giovanissima Francesca Semeraro.

A volte gli esempi sono come delle immagini indelebili che suscitano ammirazione e realizzano confronti che sarebbe impossibile fare diversamente, storditi come ormai siamo da arruolamenti di calciatori qualsiasi, scontri frontali, stupri quasi di massa e raptus che producono la inenarrabilità. Se soltanto si riuscisse ad educare la persona al rispetto, alla considerazione, all’amicizia e poi all’amore, forse, ognuno potrebbe pensare di aver svolto il proprio dovere in cambio del dono della vita e vivere ricercando la idealità. Ognuno ha un dovere da compiere e qualsiasi dovere lo si può svolgere soltanto con il rispetto, la valentia e l’amore, baluardi di ogni disciplina sportiva: questi sono i veri gradi di istruzione della vita che sono in un continuo divenire in quanto determinano il progresso sociale e danno senso all’amore, senza il quale tutto appare inutile. E non è un caso se oggi  “sport è donna!”, implica stile, portamento e bellezza: i nuovi traguardi del vivere oggi.

Panathlon Club – 26.11.2011 – Circo Sottufficiali Taranto

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