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giovedì 12 novembre 2009

Il senso purificatore dell’arte naif di
Ferruccio Furiosi

Wilhem Ude, uno degli scopritori della pittura Naïf in Francia, definì pittori come Henri Rousseau, Louis Vivin, Camille Bombois o André Bauchant "pittori dal cuore sacro". L'attuale termine Naïf verrà comunemente usato dal 1964, con la mostra, “Le Monde des Naifs” tenutasi al Musée National d’Art Moderne di Parigi anche se in realtà viene da molti riconosciuto che da punto di vista della storia dell'arte, la pittura Naïf si può far cominciare con i quadri di Henri Rousseau esposti al Salon des Indépendants del 1886. Tra i maggiori protagonisti della pittura Naïf ne ricordiamo uno in particolare, forse il più grande, Antonio Ligabue (vero nome Antonio Laccabue nato in Svizzera nel 1899 e morto in Italia a Gualtieri (RE) nel 1965). Anche Picasso fu definito naif, ma la sua è storia a parte.
Giova evidenziare il fatto che l’arte di Rousseau trova la sua realizzazione in un momento di forte travaglio del pensiero umano. La fine dell’800 è tempo di forti contrasti e di forti movimenti verso la ricerca della determinazione umana e a ridosso delle scoperte tecnologiche del 900 e dello scoppio dei conflitti mondiali. In questo scenario, realista e surrealista, esistenziale e ermetico, lo sviluppo del pensiero trova, tra le altre forme espressive, il medium della semplicità, della ingenuità. Quasi per rifugiarsi da eventuali cadute in contrasto con le grandi correnti filosofiche e artistiche di questo concitato, e quanto, periodo della storia dell’uomo, il naif propone una soluzione di difesa che non rasenta la malinconia, in termini di attaccamento al passato, ma definisce nell’arte una sorta di cripta, se volete, un resto della realtà psichica, così come l’arte contemporanea è difatti mescolanza di astrazione e materialità , in cui l’artista concettuale parte da un idea di cui l’operazione artistica, è un residuo, un qualcosa di inferiore per renderlo oggetto di condanna estetica e morale.
Si chiama naif (ingenuo) l’atteggiamento che spesse volte ci caratterizza, ma il termine è stato attribuito a quei pittori autodidatti che sono stati definiti, di volta in volta, artisti neo-primitivi, pittori popolari, pittori della realtà, artigiani del sogno, pittori dell’eterna domenica. l termine Naïf è una parola francese che corrisponde all'italiano ingenuo, primitivo. In Arte il termine Naif si riferisce ad un atteggiamento estetico-espressivo dell'artista nei confronti dell'opera e spesso indica una produzione non sorretta da una vera e propria formazione professionale o comunque scolastica.
L'opera dell’artista Naïf è espressione di una creatività che non si colloca all'interno di correnti artistiche o di pensiero, ma riprende e riproduce il modo di vedere e il punto di vista personale dell’autore. La ingenuità definisce una forma libera e sincera di interpretazione dei fatti e della realtà, una forma in cui è possibile custodire la semplicità della vita che assurge ad arte per il suo carattere isolato, diverso e per la ricerca interiore di una espressione di serenità, di tranquillità e di spensieratezza.; il pittore naif possiede tutte le attenuanti generiche che lo liberano dagli stereotipi della omologazione e gli consentono una virata alla mitezza, alla pacatezza, alla distensione. Il pittore naif si caratterizza per la spontaneità primigenia e per una interpretazione disincantata della realtà, talora innocente, talora sognante, sempre comunque al di la di ogni movimento culturale e figurativo. Ma il naif appare arte espressiva e sincera, pur nella sua ingenuità.

Il pittore naif è stato definito in diversi modi: neo-primitivo, popolare; pittore della domenica, artigiano del sogno!
I latini dicevano che “nomina sunt coneguentia rerum” (i nomi sono la conseguenza delle cose). Ci sembra quindi sufficiente esplicitare queste denominazioni per capire il pittore naif e, naturalmente, il nostro artista Ferruccio Furiosi che dell’arte naif ne ha fatto una sua sintesi di vita. In lui c’è una condizione in più: l’amore per la sua seconda patria, i suoi colori, nel senso della diversa tonalità di vita e modo di essere di un ambiente. Ma non mancano i riferimenti forti al mare della sua Liguria. E’ importante la terra dove si sceglie di vivere, ma la terra dove si nasce ti stringe sempre la gola come un cappio d’amore.

Pittore neo-primitivo. Si dice artista neo-primitivo, da Aleksander Shevchenko il quale propose un nuovo stile di pittura moderna che fondeva gli elementi di Cezanne, cubismo e futurismo con i motivi e le convenzioni del folklore russo tradizionale, a riprova dell'ingorgo del panorama storico del pensiero umano del tempo.
Il termine neo-primitivo in occidente è usato in termini più ampi per descrivere il lavoro di artisti e filosofi che si ispirano alla ideologia e alla estetica del primitivismo all’interno della modificazione del corpo. Appare quindi evidente che il termine si riferisce alla ricerca della semplicità del passato, alla valorizzazione di una esistenza fondata su semplici tratti, quelli che l’uomo era in grado di codificare e quindi di capire. Sembra che oggi la difficoltà di vivere sia dovuta alla crescente incapacità dell’uomo a saper codificare i segni della vita contemporanea, capire i pericoli, essere in grado di discernere la parola che non appare più pedagogica come era quella dei nostri nonni, degli amici, delle persone sagge, la parola dell’omelia domenicale, mentre appare dirompente e interessata la parola della pubblicità e pertanto foriera di declino dell’uomo.
Ditemi se in questa definizione non riuscite a determinare la presenza autorevole del nostro Ferruccio Furiosi. I suoi riferimenti sono appartenenti al mondo antico, come quello del vicinato, dell'arredo urbano a dimensione personale, dell'ordine della casa, della tenuta e cura dei campi... dei colori del meridione in cui il marrone apparteneva alla terra, il verde alle piante e il bianco alla casa; il resto erano sfumature dello stesso colore che servivano a congiungere psicologicamente le realtà esterne con le verità interne dell'uomo.
L'uomo rimane parte integrante della sua scena naturale, ma non assume il ruolo del protagonista, pur essendo l'artefice principale di questo mondo naif, ma genuino; rimane come aggiunto per via della sua bi-dimensionalità, quasi un adesivo. Il suo protagonismo lo ritroviamo eloquente nel mondo intero che lo circonda.
Attenzione, non dico questo per privilegiare il passato e invocarlo al posto del presente; dico questo perché non c'è stata una crescita adeguata per sostenere la modernità, per cui è sembrato come procedere al buio. Le preoccupazioni di oggi nascono dai problemi politici, dalle interpretazioni personali, dalle discrezionalità irregolari, dalle imposizioni, dai disastri, dagli abusi, e da tanto altro che lascio a voi pensare. In tutto questo l'uomo appare quasi sempre perdente!

Pittore della domenica. ll pittore della domenica è uno che ama sinceramente e senza secondi fini la pittura, e che non ha la forza e la convinzione sufficienti per farne l'unico scopo della vita.
Ma come si può fare questo oggi, in un momento in cui è in crisi la stessa idea di pittura?
Forse quello dei pittori della domenica è l'unico modo oggi possibile di continuare l'avventura pittorica, non più condizionata dalla necessità di essere testimone del proprio tempo e suo prodotto significativo, ma gratificata del più semplice ruolo di confessione privata, di ausilio esistenziale, di rifugio.
Ognuno può usare la pittura come un diario in cui registrare i diversi momenti della propria storia, elencando i momenti significativi dell'evoluzione personale, specchio del profondo e modo di organizzare lo spazio della vita per esorcizzarli.
In questi termini la domenica appare essere un giorno da santificare, anche per quanto riguarda la espressione umana. Arte come riferimento, come obiettivo di vita in cui nessuno è consapevole di essere artista, ma è certamente spinto verso la ricerca del bello e dell’attraente. Questo modo di essere artista sembra quasi accomunarsi al vangelo domenicale e trova giustificazione la definizione dell’artista dal cuore sacro, ma anche sembra apparire in netto e forte contrasto con il mondo mediatico in cui la sola esposizione, di qualsiasi cosa, diventa oggetto del desiderio per tutti e motivo di imitazione, spesso con conseguenze tragiche, per molti.
Cercate di individuare, nelle opere di Furiosi, questo senso di purificazione che si spalma in tutti i suoi lavori: la notiamo nella definizione dei prodotti della natura; nella interpretazione terrazzata dei campi, a ridosso delle case, quasi come un orto; nelle piazze squadrate come dei campi da gioco; la notiamo soprattutto nella sua ricerca interiore di dare il colore della vita alle cose belle della natura. Osservare una opera di Furiosi è come ritornare a percorrere una piazza di paese nel giorno di domenica.

Artigiano del sogno. Questa è una denominazione che riprende la precedente e la continua. Sembra quasi un canto questo percorso della arte naif, una melodia contemporanea e popolare, molto orecchiabile per essere desiderata e ricercata da molti. L’artigiano è colui che costruisce un oggetto utilizzando l’arte. Il lavoro artigianale si distingue dal lavoro in serie per la sua autenticità e la sua irripetibilità: motivo che ha sempre reso il lavoro artigianale un desiderio e il desiderio molto spesso è sogno. Oggi si sogna la bella casa, la splendida automobile, il gioiello per sempre. In arte il sogno è rappresentato dalla perfezione e dal suggerimento all’uomo di come poter vivere al meglio il proprio tempo. In arte il sogno è divenire persona di riferimento.
3. Furiosi è un carattere straordinariamente ingenuo, supportato da una fede nelle sue abilità che non sono mai venute meno. Dalle sue opere traspare la innocenza e lo charme del suoi lavori che gli valgono la nostra riconoscenza per la potenza creativa in cui evidenzia la trasparente visione della vita e del suo ambiente, anche se si tratta di un ambiente semplice e antico, conosciuto e utilizzato, anzi adottato. La sua visione è di grande forza immaginativa per cui viene da pensare che essa è ispirata dalle sue aspettative, dalla speranza espressa, dalla voglia di partecipare il suo mondo da protagonista, o meglio da persona che, come tutte, è in grado di esprimere la sua idea, la sua forza vitale in un panorama semplice, forse anche povero, ma che, grazie alla presenza dell’uomo, ha pur sempre qualcosa da dire e da dire per sempre. L’arte ha da sempre questa forza e questo rimanere eterno.
La sua pittura segue il proprio istinto senza seguire quelli che sono i dettami tecnici o “filosofici” delle espressioni artistiche del “momento”. Ferruccio Furiosi dipinge per se stesso, esprimendo senza compromessi una visione realistica e poetica, fantasticando ed accentuando le forme e la realtà. La sua pittura, come in genere quella Naïf, è costituita da un'esecuzione elementare e semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Alla tonalità quasi monocroma, temprata da terre verdastre e grigie, con i grandi pannelli sulla storia della vita umana nelle terre del sud, si contrappone, in maniera suggestiva, il contrasto di chiari colori.

Furiosi sfiora le corde più profonde e delicate della sua fantasia. Un neo primitivo, un pittore della domenica, un artigiano dei sogni che costruisce dal nulla un mondo nuovo, solo con gli strumenti della sua arte. Non ci sono confini all’immaginazione, la fantasia trionfa. “L’arte del sogno”, insomma, è un tessuto variopinto in cui l’immaginazione si intreccia con la realtà, oltre alla storia di una solitudine che trova nel fantastico la sua unica via di scampo: una solitudine che è quella dell’artista, o più semplicemente del creativo, inadeguato ai rapporti interpersonali e dunque incompreso, isolato, forse anche per propria volontà, ma il suo, come quello di tutte le persone dabbene, è uno splendido isolamento che organizza gli strumenti per permettere a noi, come in questo caso, di riscoprire aspetti della vita che il passare inesorabile del tempo e il passaggio delle moderne telecamere riescono facilmente a interrare nell’oblio generale, complice la insussistenza razionale dell’uomo moderno che la sostituito l’aurea ingenuità con l’inutile protagonismo.

Circolo Socio culturale “Lino Agnini” – Sabato 31.10.09

1 commento:

Anonimo ha detto...

una magnifica dissertazione sul tema naif. Saluti. anna marinelli