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domenica 10 febbraio 2008

Noi cittadini italiani, costretti a vivere come nel Medioevo

Se potessimo riuscire ad esprimere liberamente e senza tema di rivalsa, il concetto personale, si spera obiettivo, sul percorso e sull’agire politico dei singoli gruppi politici (o supergruppi come all’occasione diventano), sarebbe come voler interloquire, corresponsabilmente, sulla questione civile in una nazione che sembra essere in grandi difficoltà, sia politicamente che socialmente ed economicamente.
Non so se sia possibile trovare in altre democrazie lo stesso scenario politico che caratterizza l’Italia, vista la lenta e continua trasformazione del servizio pubblico in nuova baronia o signoria, disponendo, proprio come nel medioevo, della vita dei cittadini e dei loro presunti beni che sono identificabili nel miglioramento delle condizioni di vita, nella sicurezza sociale e nella giustizia.
Sembra riproporsi, per l’appunto, lo scenario medievale, quando il Signore, al suo rientro al castello, dava prova della sua grandezza elargendo doni e condanne in una atmosfera di festini e danze.
Si grida e si attacca la magistratura, l’organo in cui i cittadini depongono le loro speranze di giustizia e non di vendetta, per crearsi una ragione mediatica; non si è collusi, ma si favorisce il singolo personaggio; si pagano i netturbini, ma la spazzatura sta invadendo l’intera nazione e parte dell’Europa; irregolarità ovunque e totale assenza di controlli che sembrano evitare qualsiasi ispezione oggettiva, per cui il cittadino, per ottenere un suo diritto, deve ricorrere al TAR, mentre gli abusivi (i non aventi titolo ad un eventuale incarico per legge) maturano diritti e benessere sottratti agli altri.
Se in Campania avessero scoperto dei pozzi di petrolio forse non avremmo saputo niente!
Ma perché tutto questo? Democrazia è rispetto dell’altro, mentre la civiltà è il miglioramento di tutti, sostenuto da un servizio dirigenziale secondo legge e nel rispetto del diritto del cittadino.
Il potere politico si introduce quasi sempre in ogni settore e conosce bene tutte le situazioni reali, mentre disconosce il buon senso e la buona parola, nella convinzione che il vassallaggio frutta più del diritto e del perbenismo.
Ma come è possibile tornare a votare se al cittadino è proibito scegliere il candidato? Come è possibile tornare a votare se il cittadino non viene garantito della espressione di voto, ma viene utilizzato come patrimonio personale? In un sistema chiuso e forte, quale quello della partitocrazia complessa italiana, non credo che ritornare a votare possa cambiare qualcosa, tanto meno le persone, tanto meno possa reclutare la qualità della persona. E’ possibile soltanto vincere le elezioni con un ampio margine di differenza percentuale; ma sarà possibile dopo l’esperienza vissuta in diretta? Non sarebbe giusto offrire agli italiani un adeguato strumento di scelta politica? Sono continuamente chiamati in causa in nome del niente di cui possono disporre, ma essi rappresentano pur sempre il popolo sovrano italiano, solo che non può scegliersi i propri governanti!
Gli italiani, i cittadini, hanno bisogno di ritornare a credere nelle istituzioni, nelle leggi, nel lavoro, nello studio, nella formazione umana, nella certezza della sanità, nella correttezza dei dirigenti, nella scelta del personale, in genere, posto al servizio della gente.
La visione globale che appare sembra essere la stessa in ogni settore ed è quella del clan, della lobby, nel senso inglese che ognuno mira al proprio interesse che condivide con i compagni e lascia indietro sacche di persone ormai al limite della vivibilità, del diritto al servizio, ignari del fatto che, prima o poi, anche i primi saranno gli ultimi.
Meno male che ci sono le scatole televisive, gli ignoti, gli indovinelli, le partite di calcio per passare la vita e pagare il canone (A proposito, ma gli ultra settantacinquenni lo pagano o no il canone?!).
Si desidera maggiore responsabilità, ma anche maggiore comprensione per poter risalire la china e per ritornare a sognare il piacere del divenire e della crescita personale che è benessere diffuso e civiltà di un popolo, ma è anche quella agognata ricerca degli anni sessanta e settanta che siamo riusciti a frantumare in solo due decenni. Tant’è!
Angelo Scialpi
"Corriere del Giorno"

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