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venerdì 15 luglio 2011

Taranto: la gemma dello Jonio

La gemma dello Jonio - Oltre tre mila anni di storia sono riflessi sul territorio; anni durante i quali rifulse il nostro territorio, rinomato centro di civiltà magno-greca e poi romana, e quindi federiciana e marinara, passando attraverso la tecnologia impositiva dell’acciacio. Quando gli storici parlano delle origini di Taranto, parlano di Saturo e con saturo emergono figure di personaggi che si identificano in Orazio, Pirro, Falanto, i Parteni e la Ninfa Satyria. La storia di Leporano, infatti, è legata alle origini di Taranto. Le due versioni esistenti sono entrambe legate a Saturo. Secondo quanto ci hanno tramandato Antioco di Siracusa ed Eusebio di Cesarea, si racconta che a Falanto, capo dei Parteni, fu concesso dall’Oracolo di Delfo di abitare Satyrion e la pingue regione di Taranto. La seconda versione ci riferisce che il termine Satyrion deriva da Satyria, la Ninfa locale amata da Poseidone, dio del mare, dal cui amore sarebbe nato Taras, il quale avrebbe poi fondato Taranto. Entrambe le versioni attestano l’anteriorità di Saturo rispetto alla stessa Taranto, capitale della Magna Grecia.

Centro di civiltà, crocevia di interessi e contenitore di tante espressioni artistiche, questa terra custodisce un patrimonio storico che va riproposto per far rinascere la civiltà contemporanea. Apprendiamo da Nicola Millardi che a Saturo c’erano tintorie dove si tingevano lane di gran pregio, rinomate nel mondo classico; c’erano botteghe artigianali che attestavano la laboriosità e la creatività del tempo, non ultimo i maestri orafi. Lungi dal continuare ad esaltare le amenità che pur ci sono, Taranto sembra sprigionare un fascino interiore che sa molto di spiritualità. Crediamo alla influenza del luogo, come crediamo al suo valore pedagogico che molto spesso viene confuso con quella paventata necessità sociologica che investe l’edilizia. Il messaggio principale vuole essere questo: “Ambiente e ispirazione divengono un tutt’uno per la ricerca delle potenzialità del divenire attraverso la verità di forme che la luce e la ricerca riescono a rivelare, anche attraverso le ombre.” Fra colli d’anfora, mattoni di calcare parallelepipedali, tegole ancora inutilizzate, chiodi ossidati, skyphoi, hydriai (risalenti al terzo e quarto secolo a.C.) e suggestive supposizioni storiche, si evince e si documenta la centralità del mare e di Saturo per i Greci, i Romani e i Medievali. Dalla grande ricchezza raccolta e conservatasi nel luogo per secoli, si può risalire ad una antica civiltà e scoprire i meccanismi di associazione, le funzioni e le abitudini sociali, nonché quelle economiche, commerciali ed artistiche. Taranto come ricchezza storica e coscienza civile; come grande incontrastato spettatore e protagonista della storia, sempre tale da millenni; Taranto demandata alla cura ed al rispetto di noi moderni, anche noi protagonisti della storia. La conoscenza ed il rispetto dell’ambiente possono ben rendersi portatori di nuovi valori umani in grado di produrre nuovi ordini e creare realtà supplementari capaci di permetterci di procedere autonomamente. Il rispetto dell’ambiente e della natura è un atteggiamento irrinunciabile, per cui l’artista, il ricercatore, il pensatore devono saper trarre ogni divina verità dalla rivelazione della storia. Il bene culturale mantiene e conserva una condizione che ci consente di considerare quell’autorevolezza superiore che è conservata in esso.

Le vocazioni del territorio sono dei grandi capitoli all’interno dei quali poter costruite la sinte
si tra uomo e ambiente. L’ambiente può ritenersi la madre dell’uomo e in quanto tale è sempre pronto a custodirlo e ad allevarlo secondo le bellezze della sua natura interiore. Tra l’uomo e l’ambiente si pone l’Ente locale che è il principale deputato a programmare lo sviluppo del territorio e della comunità, ma molta parte è demandata alla individualità ed alla capacità di rispetto che ognuno deve avere nei confronti della natura.

Il nuovo nasce dal passato e si collega al presente affinché beni culturali e beni umani possano divenire espressione di civiltà e di forte richiamo turistico.
Uomo e ambiente, se non interagiscono, non hanno possibilità di sopravvivere e forse nemmeno motivo di esistere. L’uno vive in funzione dell’altro, mentre entrambi inneggiano al miracolo della vita ed al miglioramento continuo dell’uomo, attraverso quanto ci ha lasciato nel corso dei tempi. Il giacimento culturale deve resuscitare continuamente il patrimonio dell’anima, così come quando uno scrittore, un poeta, un pittore, un musicista riesce ad esprimere tutta la sua interiorità artistica per il piacere di esternare moti interiori in grado di abbellire l’esistenza e di disegnare un percorso adeguato lungo il quale poter vivere la propria esistenza e darle un senso. Ciò che avanza indelebilmente è il tempo, per tutto e per tutti, ma se non lo colmiamo di buona proposizione, di capacità culturale e di miglioramento dei propri ideali e del proprio comportamento, è come se non lo vivessimo affatto. L’etica non è mero rispetto della regola, ma capacità di saper trasmettere agli altri la propria cultura per permettere alle generazioni future di contare sui valori della appartenenza. La cultura è conquista quotidiana che ricerca la salvezza e non può, contrariamente alla idea comune, starsene in disparte e attendere. La divulgazione e la diffusione sono dei compiti importanti che l’Ente locale deve perseguire per tenere alto l’orgoglio civico e il senso della appartenenza. Il cittadino deve farsi accarezzare dale gioie che sono sparse attorno a lui, e amarle, e migliorarle. In questo senso il tempo è galantuomo e conferisce qualità alla vita nella misura in cui ogni singolo cittadino riesce a considerare come propria una cosa commune, un bene pubblico. A tutti è demandato il dovere di essere, se volete, dei politici, nel senso di saper organizzare e difendere la cosa pubblica, proprio in quanto appartiene, in parte, a ciascuno di noi. Ci sono molti motivi per affermare questo, ma alcuni possono essere, a mio parere, i seguenti:

1. Il primo è rappresentato dalla crisi che investe la vita contemporanea in quanto riflette la mancanza di lavoro, la ricerca del potere, l’espressione spropositata di prevaricazione e di arroganza da parte di coloro i quali devono difendere le istituzioni semplicemente facendole funzionare a favore dei cittadini tutti e non divenire come dei proprietari soltanto perchè hanno ricevuto dei voti. Ecco, I voti: essi rappresentano la condizione di fiducia a fare meglio ed a servire e non altro.

2. Il secondo dalla ingiustificata appropriazione del potere pubblico quale bene personale e non servizio alla collettività.

3. Il terzo è porre fine, con forza e con coraggio, alle intercessioni di raccomandazioni a favore di persone mediocri che allentano, fermano il corso del processo innovativo del progresso. E’ questo un agire ormai obsoleto e inaccettabile.

4. Il quarto sarebbe l’immediato licenziamento da qualsiasi impegno pubblico, con conseguente addebito dei costi, a chiunque utilizzi denaro e cosa pubblica in maniera personale e spropositata senza ritegno.

Dal passato nuove professionalità
Il mondo esterno, complesso e articolato per l’evoluzione inarrestabile della scienza e della tecnologia, ha bisogno di cittadini in grado di comprenderlo e amarlo. Per realizzare questa simbiosi, vera sfida del futuro, è necessario che la società e la scuola debbano permetterne le conoscenze collegate direttamente all’ambiente e alla società civile. Rimane quindi rilevante la conoscenza e l’esame del mondo che ci circonda, anche attraverso una analisi ed una critica costruttiva. Alla nuova scuola si chiede di avviare la costruzione della soggettualità nel pluralismo esistenziale. La memoria, i segni della memoria, le tradizioni, la storia, il pensiero devono poter concorrere alla elaborazione e costruzione della organizzazione della realtà. In questo senso, la scuola, la società civile e la realtà, le discipline e i problemi, le esperienze personali e quelle sociali rappresentano il piano sul quale devono potersi incontrare le esigenze del nuovo per poter spingere, ogni individuo, ad effettuare ulteriori elaborazioni. L’occasione, comunque, non può che esserci offerta dalla terra, dalla nostra terra, considerando il carattere fortemente storico, caratterizzante sia in termini di glorioso passato che di fiorente futuro-presente in relazione al turismo, alla bontà dei prodotti, alla rinomata dieta mediterranea: il tutto naturalmente intriso di diversità, di storia, di divenire dinamico, di onestà e di amore. Creato il bene si dovrebbe pensare a gestirlo, in maniera autonoma e corretta, per avviare quella cultura della conservazione, ma anche della responsabilizzazione a vivere, a far rivivere, il passato per costruire il future presente continuo.

Che cosa evoca la storia? Innanzi tutto l’uomo! Archita, Pitagora, Aristosseno! Essi rappresentano il pensiero e la morale, la legalità, composizione e musica: essi sono la nostra grande eredità spirituale. Su di loro possiamo continuare a fondare il nostro future.

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