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sabato 11 settembre 2010

Si riaprono i cancelli delle scuole, ma c’è tanta tristezza in noi!

Si avvia il nuovo anno scolastico con l’auspicio che, per molti, possa rappresentare la continuità, per altri la novità, per pochi la consapevolezza di come andare a ricominciare.
Crediamo fortemente nei valori della persona e questi, quando hanno bisogno di essere sostenuti e guidati, devono sempre trovarci pronti nella comprensione, nel confronto e nel proporre un possibile sentiero di bontà a ciascuna persona tenendo conto della sua unicità. Tutti, a diverso titolo, siamo deputati alla istruzione degli altri.

L’inizio di questo nuovo anno scolastico deve rappresentare la continuità per molti in quanto la istruzione, nella sua percezione globale, è senza termine e mai deve essere interrotta, se è vero che l’uomo si nutre continuamente di aria, di cibo e il sangue scorre continuamente per far battere il cuore lungo la vita intera. La formazione è attività permanente vitale. La non interruzione degli apprendimenti crea la continuità e quindi la modernità, evitando che si vengano a creare fratture nel pensiero e nel modo di vivere, come accade, ormai di frequente, tra le diverse generazioni, sia pur esse molto vicine tra loro, e finendo poi con l’accorgersi di non sapere nulla di quanto ci accade intorno e di ciò che coinvolge i nostri figli e i nostri studenti. La giovinezza è nel pensiero e nella nostra capacità di nutrirlo di quotidianità. Il bello della vita è rappresentato dalla istruzione, ma la cosa preziosa è rappresentata dalla maniera con la quale ognuno riesce ad utilizzare e sviluppare quanto ha liberamente e individualmente appreso, per il suo bene in particolare e quello di tutti in generale.

Allora, la ripresa della attività formativa deve poter rappresentare la novità per alcuni. Essi sono coloro i quali non hanno tratto beneficio dalla esperienza precedente, hanno smarrito il senso del loro dovere, hanno bisogno di ritornare a credere nei valori e nelle loro capacità di crescita per essere cittadini attivi e non passivi, autonomi e non dipendenti, padroni e non schiavi.
La normativa corrente pone lo studente di fronte ai diritti, ma anche ai doveri; doveri che derivano dal buon utilizzo della istituzione scolastica, dal rispetto della stessa, dalla osservanza dei programmi e dei patti di corresponsabilità ormai vigenti con la riforma della scuola della autonomia, ancora fortemente in divenire e che vede, in questo anno che sta per iniziare, l’avvio della riforma della istruzione secondaria superiore, in un sistema organico che recupera l’antica qualità in veste moderna, adeguandosi alle necessità formative del presente, in termini di ottimizzazione delle risorse anche se l’indagine Ocse dimostra che la qualità dell’istruzione non è affatto legata al numero di ore passate tra i banchi e contestualmente evidenzia la necessità di puntare sull’istruzione superiore per incentivare l’occupazione.

La novità più singolare riguarda coloro i quali iniziano a frequentare il primo anno di un nuovo corso di studi: esso deve rappresentare l’appagamento personale della scelta e del divenire, in quanto segna una tappa importante verso l’adultità e la cittadinanza di riferimento per una civiltà che costruisce la sicurezza per il domani.

Rimane il nostro buon esempio, il nostro sforzo di essere all’altezza del compito; un compito delicato e molto sensibile; un compito complesso e articolato, di sicura difficoltà quasi irripetibile in altri settori; un compito che vede dirigenti, docenti e non docenti alle prese con le problematicità e le criticità del presente in ogni momento della giornata. Non esiste istituzione diversa in cui tutti i giorni passano migliaia di persone che attraversano molte delle competenze e delle necessità della vita civile attuale e sono attraversate da difficoltà di vivere.
Il buon esempio si identifica nella professionalità eletta che necessita di tanta serenità per alimentarsi, di tanta fiducia per svolgersi, di tanta comprensione per poter essere di aiuto…. Ma avvertiamo forte la tristezza di quanto è accaduto!
Non ci può lasciare sereni quanto è accaduto alla studentessa Sarah! Avvertiamo tutto il dolore e la sofferenza tipici di una società che ci sfugge di mano e che si stringe attorno alle forze di polizia in cerca della soluzione: ridare la figlia ai genitori e l’alunna ai compagni.
Il solo pensiero ci stringe la gola come un cappio di dolore!
Lungo il cammino del progresso bisogna camminare in buona compagnia e non attendersi aggressioni o agguati, ma affinché questo possa avvenire è necessario che ognuno costruisca in se la forza del bene e non quella del male.
Che la ripresa degli studi sia un momento di gaudio interiore!

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