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mercoledì 9 aprile 2008

“Il Giardino incantato dello Jonio”

Aquaro Tiziana, Bitonto Egidio, Blasi Armando, De Ciro Luciana, Lecce Pino, Lisi Letizia, Macripò Annamaria, Malvaso Antonio, Mancini Monia, Maniscalco Laura Blasi, Mazza Giuseppina, Ricciardulli Matilde, Resta Giacomo, Tanucci Annamaria, Turco Silvana, Zinno Antonella


“Con l’arte si può! E’ certamente uno dei canali privilegiati per costruire l’amicizia e la considerazione dell’altro. Nel suo nome milioni di persone si muovono e si trasferiscono per ritrovare il senso vero dell’essere, per ammirare l’essenza della vita, per onorare la forza intellettiva dell’uomo messa al servizio della umanità.”

1. Il mondo esterno, complesso e articolato per l’evoluzione inarrestabile della scienza e della tecnologia, ha bisogno di cittadini in grado di comprenderlo e di amarlo. Per realizzare questa simbiosi, vera sfida del presente che guarda al futuro, è necessario che la società civile debba venirne in possesso delle conoscenze. Rimane quindi rilevante la conoscenza e l’esame del mondo che ci circonda, anche attraverso una analisi ed una critica costruttiva, per alimentare la costruzione della soggettualità nel pluralismo esistenziale.
La storia, la memoria, i segni della memoria, le tradizioni, il pensiero, l’arte devono poter concorrere alla elaborazione e alla costruzione della organizzazione della realtà. In questo senso, i problemi, le esperienze personali e quelle sociali rappresentano il piano sul quale devono potersi incontrare le esigenze del nuovo per poter spingere, ogni individuo, ad effettuare ulteriori elaborazioni. La storia del singolo è storia degli altri.
Questo “Giardino incantato dello Jonio” sembra voler programmare un primo intervento socio-culturale-ambientale per avviare quella necessaria interazione tra società e territorio, per realizzare opportunità di ricerca a favore dei nostri giovani e delle prossime generazioni. E’ interessante questa iniziativa artistica (e non è la prima da parte dell’Associazione Artistico-culturale “Il Melograno”), che ha come obiettivo la ricerca dell’attualità, la responsabilizzazione e la coscientizzazione delle problematiche per meglio conoscerle ed affrontarle. Con l’arte si può, e si possono affrontare tutti i temi come la donna, l’ambiente, la storia, la memoria.
L’occasione, questa volta, ci viene offerta dalla terra, dalla nostra terra, considerando il carattere fortemente storico, caratterizzante sia in termini di glorioso passato che di futuro-presente colmo di speranza in relazione al giacimento culturale, al turismo, alla bontà dei prodotti, ai numerosi giacimenti culturali: il tutto naturalmente intriso di diversità, di storia, di divenire dinamico. Creato il bene si dovrebbe pensare alla sua gestione.
Il nuovo nasce dal passato e si collega al presente affinché beni culturali e beni umani possano divenire espressione di civiltà e di forte richiamo turistico. Il giacimento culturale deve resuscitare il patrimonio dell’anima, così come quando uno scrittore, un poeta, un pittore, un musicista riesce ad esprimere tutta la sua interiorità artistica per il piacere di esternare moti interiori in grado di abbellire l’esistenza e di disegnare un percorso adeguato lungo il quale poter vivere la propria esistenza e darle un senso.

2. Ciò che avanza indelebilmente è il tempo, per tutto e per tutti, ma se non lo colmiamo di buona proposizione, di capacità culturale e di miglioramento dei nostri ideali e del nostro comportamento, è come se non lo vivessimo affatto.
L’etica non è mero rispetto della regola, ma capacità di saper trasmettere agli altri la propria cultura per permettere alle generazioni future di contare sui valori della appartenenza e della provenienza.
La cultura è conquista quotidiana che ricerca la salvezza e non può, contrariamente alla idea comune, starsene in disparte e attendere. La divulgazione e la diffusione sono dei compiti importanti che ognuno deve perseguire per tenere alto l’orgoglio civico e il senso del legame. In questo senso il tempo è galantuomo e conferisce qualità alla vita in quanto sicuro giudice della verità.
Centro di civiltà, crocevia di interessi e contenitore di tante espressioni artistiche, questa terra ionica custodisce un patrimonio storico che va riproposto per far rinascere la civiltà contemporanea, o meglio per continuare quella stratificazione umana che appartiene alla storia del mondo.
Lungi dal dall’esaltare le amenità dei luoghi, questo Giardino ionico sembra sprigionare un fascino interiore che sa molto di spiritualità in quanto custode della cultura e dei saperi del mondo greco e poi romano.
Crediamo alla influenza del luogo, come crediamo al suo valore pedagogico, ma molto spesso viene confuso con quella paventata necessità sociologica che investe l’edilizia ed altri mostri ambientali.
Il messaggio principale vuole essere questo: “Ambiente e ispirazione dovrebbero divenire un tutt’uno per la ricerca delle potenzialità del rinnovarsi attraverso la verità di forme che la luce e la ricerca riescono a rivelare, anche attraverso le ombre.”
L’arte della pittura e della ceramica è da millenni depositaria di messaggi, di significati e di precise interpretazioni di fenomeni sociali e umani. Attraverso la ceramica si snoda un interminabile profilo storico dell’uomo in espressione pittorica, con particolari che non sempre sono stati interpretati dagli scrittori del passato, attratti, per lo più, da vicende e fatti appartenenti alle classi sociali superiori. Attraverso la ceramica è possibile evidenziare un importante filone storico in grado di dare contributi notevoli alla determinazione, per esempio, del razzismo nell’antica Grecia e nell’antica Roma, del rapporto tra romani e alieni, del concetto romano di “etiope” in rapporto ai “bruni” mediterranei ed ai “candidi” nordici. La ceramica, e con essa la pittura, si riscopre depositaria di verità nascoste che ripongono l’uomo al centro dell’interesse generale, grazie ai raffigurati che essa custodisce.
Fra colli d’anfora, mattoni di calcare parallelepipedali, tegole ancora inutilizzate, chiodi ossidati, skyphoi, hydriai (risalenti al terzo e quarto secolo a.C.) e suggestive supposizioni storiche, si evince e si documenta la centralità del mare Jonio, per i Greci, i Romani e i Medievali. Dalla grande ricchezza raccolta e conservatasi nel luogo per secoli, si può risalire ad una antica civiltà e scoprire i meccanismi di associazione, le funzioni e le abitudini sociali, nonché quelle economiche, commerciali ed artistiche. Lo Jonio come ricchezza storica e coscienza civile; come grande incontrastato spettatore e protagonista della storia, sempre tale da millenni; I Giardini incantati dello Jonio demandati alla cura ed al rispetto di noi moderni, anche noi protagonisti della storia.

3. In questo senso, conoscere l’ambiente diventa una espressione dell’arte e la conoscenza del messaggio artistico potrebbe essere considerata una branca della filosofia naturale. Non bisogna modificare a proprio piacimento l’opera di Dio e degli uomini, ma lasciarsi guidare per scoprirne il “nirvana” e per considerare ulteriormente la necessità di conservare e di riconoscere chi e che cosa ci permette di vivere l’esistenza nella soavità. Ciò che si evidenzia subito è questa caratteristica affettiva del luogo, Bisogna recuperare il valore psicologico per sentirci parte unita. Non bisogna essere geni per capire il valore dell’arte, ma possedere qualcosa di diverso dalla semplice intelligenza e possedere un fortissimo istinto in grado di indurci a descrivere le cose che amiamo, non per la fama, né per il bene, né per ottenere qualche vantaggio, ma un istinto simile a quello che ci induce a vivere meglio, coscienti di aver racchiuso nella memoria i motivi caratterizzanti di un luogo capace di suscitare il risveglio della storia e della sovrapposizione dei comportamenti e atteggiamenti dell’uomo.
Continuiamo a chiederci il perché della tristezza che ci pervade, che ci isola, che ci fa soffrire; il perché di certa violenza, ora in terribile ripresa. Non possiamo vivere nel fango, non possiamo coprire questo giardino di poltiglia e lasciarlo dormire sotto una coltre di offesa e di disperazione. Abbiamo tutti il dover di scavare in profondità e di avere il coraggio di esaltare gli uomini di buona volontà, mettendo da parte gli imbroglioni, i faccendieri e quanti si piccano di cultura soltanto per motivi folkloristici e propagandistici.

4. Oltre tremila anni di storia sono riflessi sul territorio; anni durante i quali rifulse la Taranto Magno Greca quale rinomato centro di civiltà, prima greca e poi romana. La storia esprime sempre un fascino speciale, l’unico in grado di avvolgerti e di renderti parte in causa. Recuperare l’orgoglio del passato è il grande segreto che emerge da questa nostra storia.
La storia è rappresentata dai beni culturali come dalle tradizioni, dalle vocazioni e dalla bontà del territorio, ma tocca all’uomo conferirle dignità e decoro, senso civico e autorevolezza. Occorre pensare bene, alle cose belle della vita, sia quelle materiali, che materiali non lo sono mai, che quelle spirituali che nutrono continuamente il mondo e grazie alle quali è possibile continuare ad amare la vita. L’ambiente diventa un tutt’uno con il resto della vita, con l’uomo, ma anche con le abitudini, i costumi di un popolo, ma soprattutto quella serenità interiore che pervade e permea cose e persone. Collegare i grandi problemi del presente alla sfera comportamentale del singolo individuo appare essere, sempre più, il percorso obbligato per ricercare strategie in grado di garantire una certa qualità della vita, messa in crisi dalla caduta della sensibilità e dall’elevazione della indifferenza a norma di vita. Ecco, l’amore genera cultura e la cultura genera giustizia. Tornare alle origini per rispettare la vita e con essa tutti i valori cristiani del tempo e dell’età adulta. Nell’uomo è depositato il regno di Dio. L’uomo può esserne guidato o, se decide, può schizzare via, andando a degradare l’ambiente, i valori, lo spirito, la giustizia, sociale e individuale. L’esperienza tecnologica e scientifica attesta che l’uomo è destinato ad assumere maggiore potere a livello individuale (The I love you virus Cloning) per cui occorrerà educare all’amore per credere nell’altro, per generare vita e serenità, per far rinascere la speranza, per diffondere pace, per continuare a vivere.
Ci sono regole che non possono essere codificate, ma appartengono alla spiritualità di ognuno e non possono eludere le problematiche che riguardano la crescita spirituale di ciascuno nel rispetto della persona umana. che a volte ti fa apparire diverso, ma diversi si finisce con l’esserlo in virtù del fatto che la solidarietà impone umiltà e coraggio, forza e intelligenza... ma soprattutto molta fede.

5. Sono orgoglioso di essere cittadino jonico di origine greca, ma sono anche orgoglioso di vivere un tempo in cui la lungimiranza, l’abilità e il valore di certi uomini vengono messi al servizio della organizzazione di un futuro che non può prescindere dalla spiritualità e dalla progettualità che le idee, soltanto le idee, riescono ad originare per una autorevole esistenza civile.
Se si è capaci di conoscere e comprendere le origini della nostra vita, ma anche il luogo in cui si è nato, si è anche in grado di conoscere i cambiamenti, le innovazioni, le tradizioni e lo sviluppo dell’ambiente che si sono succeduti fin dai tempi passati per continuare a costruire la contemporaneità.
Il nostro vivere quotidiano è talmente poco attento all’ambiente che, poco alla volta, produciamo dei guasti che invece di migliorare la vivibilità la peggioriamo al punto tale da richiedere l’intervento della scienza. “La nostra terra ionica è di una bellezza avvenente, ma anche in una avvilente condizione; essa “è piena di tante contraddizioni, in cui è possibile scorgere, sospesi a mezz’aria, un inferno dantesco da una parte e un paradiso dall’altro. Un meraviglioso lungomare che si interrompe bruscamente; l’isola del borgo antico che potrebbe divenire uno dei patrimoni mondiali; la testimonianza eterna della storia e dell’ambiente che si adagia su due mari come una “silver stone”, direbbe Shakespeare.”… ma rimane forte in noi il dispiacere di riuscire poco a confrontarci con noi stessi, di parlare, di alzare lo sguardo e guardare oltre qualsiasi orizzonte, purché non sia quello degli interessi personali, della giustizia personale, della frode e della denigrazione. Non servono ciarlatani, ma buoni oratori per poter tornare ad ascoltare e imparare a parlare. Plauso a questa iniziativa che ci permette, almeno per una sera, di riprendere a levigare un passato glorioso che la semplificazione di alcuni è riuscito a seppellire vivo. Per noi è una resurrezione continua!


Angelo Scialpi


Taranto - Castello Aragonese 9.4.08

2 commenti:

Silvana Turco ha detto...

E' un piacere leggere ciò che ha scritto, soprattutto dopo averla conosciuta di persona in occasione di questa mostra. Mi piacerebbe che visitasse il mio blog, dove ho postato alcune mie opere, ma soprattutto mi piacerebbe ricevere dei suoi commenti o una sua recensione.

lETIZIA LISI ha detto...

Le sue parole sono sempre fonte di ispirazione. E' impossibile non rimanere affascinati dalla sua competenza e dalla sua preparazione.