martedì 30 dicembre 2008

Giovanni Acquaviva

Eccolo silenzioso, a volte sorridente, pronto sempre a farti capire che è lì ad ascoltare o a dare il proprio consenso, sempre in silenzio, magari illuminato da un sorriso di intesa. Rispettoso della parola di tutti, nessuna inferiore per intensità e nemmeno superiore per messaggio, tranne se al cospetto della verità, Giovanni Acquaviva rimane una persona che ha abbellito la storia di Taranto, e non solo, nell’ultimo secolo, lasciando dietro di sé una scia luminosa che prelude il paradiso e avvia l’eternità.
Ha spiegato il suo sguardo su ogni accadimento umano, entrando in punta di piedi in quello che è l’agire dell’uomo, sia se in riferimento agli eventi storici che a quelli politici, dando una impronta importante al nostro glorioso Corriere del Giorno.
Di lui va ricordato il rispetto che ha sempre avuto per ogni persona, la considerazione del divenire dei tempi e l’ossequio, forse il più importante, al verbo che è sicura salvezza morale prima ancora di essere ordinamento civile.
Negli ultimi anni, pur assente dai meeting del Lions Club Taranto Host, del quale era Melvin Jones, non ha mai mancato di far sentire la sua opinione illuminata.
L’altra sua espressione era, è, la fiducia! La fiducia è un segno di libertà, di autonomia, di sicurezza, di rispetto. Lo ricordo in quel lontano 1999, quando mi chiese di curare e prefare una sua importante pubblicazione: “Il 900 a Taranto”; mi chiese il consenso e subito, tramite il buon e caro amico Stefano, entrai in possesso di una tinozza di fogli. Capii la fiducia, appunto, e da quella tinozza venne fuori un testo che fu adottato nelle scuole, corredato da schede di studio del solerte Milda. Il solo rammarico è stato, e rimane, quello di una continua forte distrazione della società civile che non riesce ancora a proteggere le proprie preziosità. Significò un anticipare la pratica della autonomia scolastica, ma anche della educazione alla cittadinanza nella maniera più diretta e più vera.
Con quell’opera letteraria si è inteso recuperare il senso del valore storico dei fatti ed ha significato non soltanto andare a ricostruire una identità, ma andare a definire dei momenti forti sui quali poter recuperare un futuro più obiettivo, più consapevole, più a dimensione umana.
Un altro momento di fiducia lo ha evidenziato nel presiedere la Commissione di studio che ha prodotto un’altra importante pubblicazione: “I 50 del Lions Club Taranto Host”, curato da me e dall’avv. Enrico viola, ritenuto dal Ministero dei Beni Culturali opera meritoria sulla vita della borghesia a Taranto negli ultimi 50 anni.
A volte occorre del tempo, molto tempo, per poter ricostruire le motivazioni di una azione qualsiasi e raramente accade di riuscire a ricostruire giustamente i fatti, finendo col far pagare a chi colpa non ha, ma la narrativa chiara, semplice e intensa di Acquaviva ti permette sempre di soffermarti e riflettere per ricercare il senso ai fatti e la giustificazione al tuo modo di pensare.
Quante scoperte si possono fare leggendo la sua mole di scritti; quanta conoscenza di noi stessi e dei nostri genitori, ma soprattutto quanta certezza di riuscire a conoscere il nostro passato, spesso inutilmente complicato e conseguentemente fragile.
Il passato non può disgiungersi dal presente; su di esso è possibile costruire il futuro. Non bisogna avere paura o timore del passato, esso ci appartiene perché ci ha preceduto e quindi di esso va sempre recuperato il valore pedagogico e formativo per capire se siamo in grado di recuperare la via del miglioramento o della decadenza. Soltanto se riusciamo a comprendere il nostro passato possiamo essere in grado di capire noi stessi e se esiste in noi la forza di andare a ricominciare.
Come riuscire a pensare che una persona simile non esiste più se continua a farci rivivere la nostalgia di conoscere il nostro passato e continua a porci dei punti fermi nella conoscenza della nostra comunità, della nostra città, del rapporto con il mare e con la Marina Militare, con i politici e con la grande casa di acciaio entrata prepotentemente nel nostro ambiente con gioie e dolori.
Un percorso di vita impegnato fino all’ultimo respiro, motivando sempre la padronanza di una vita, sempre soltanto lunga quanto un respiro, finalizzata alla individuazione della ragione attraverso una narrativa fresca, lineare, obiettiva, partecipata e in grado di rendere chiunque un re.
A noi la gioia di continuare a vivere il suo pensiero e la opportunità di alzare gli occhi in segno di preghiera, assieme alla amatissima consorte Maria, per rivolgere un gesto di ringraziamento, per averlo avuto.

Angelo Scialpi
"Corriere del Giorno"

sabato 6 dicembre 2008

Il semplice vivere prepara gli eventi che segnano l’esistenza?

Molto spesso, oppure qualche vota, accadono eventi che coinvolgono la persona nella sua totalità senza riuscire a comprenderne il perché. Accadono anche eventi che si dicono fatali, casuali, fortuiti; eventi del destino, disgrazie che, quasi sempre, chiudono il conto con la vita. Ma quando questi ultimi casi accadono insorge lo sgomento e la sofferenza che, per chi rimane, può anche durare per il resto della vita. Il dolore non si dimentica mai, come lo schiaffo, lo scherno, la derisione, e sempre rimane vigile sulla persona fino a piegarla, sottometterla, vincerla o ridurla a soggezione a meno che non intervengano forti momenti evolutivi di correzione del carattere della persona in grado di superare il danno stesso.

Di questi fatti rimane vivo il momento dell’accadimento, quasi indelebile, nella storia di quanti lo hanno subito, oppure rientra nella memoria collettiva e allora riprende a vivere e accompagna il ricordo che diviene esso stesso motivo di pensiero e di riflessione, qualche volta segna il cammino del tempo per ricordare ad altri uomini moniti e correzioni a non seguire il vivere degli stolti.

La cronaca è stracolma di questi esempi che adesso vivono anche di luce indotta per effetto del massiccio accanimento mediatico che invece di risolvere il problema lo rinnovano nella maniera più inutile e straordinaria possibile.

Gli eventi che, al contrario, non vengono abbagliati dalla luce artificiale, ma da quella dell’anima, sono quelli che ognuno cerca di spiegare nel proprio io e che danno luogo all’insorgere di tanti dubbi, di tanti interrogativi, della ricerca inutile del perché. Anche in questi casi si può vivere senza avvertire il bisogno di altro, ma soltanto di nutrire la propria spiritualità col bene della gioia intima che pervade il vivere quotidiano e protegge il corpo. Si pensa che questo possa ascriversi alla benefica influenza della trasformazione, oppure al diritto di ritrovare e vivere un momento di considerazione e valore umano mai conosciuto che supera il valore del denaro, della bellezza e della agiatezza personale.

La difficoltà della questione rimane nella non capacità di ricerca delle motivazioni e della comprensione adeguata, ma si pensa che, anche in quei difficili e impenetrabili momenti, l’immensità dell’animo umano sia in grado di scoprire eventuali sintomi che già prima ha inconsciamente vissuto e che la vita ha poi propriamente riservato.

Si apre allora la spelonca che è dentro di noi che si dirama nella misura in cui la propria evoluzione si è sviluppata ed è divenuta e in quella caverna si può ritrovare la realtà, come il desiderio, le aspettative come le speranze, e vi trovano posto anche le cose che sembrano irreali e che vanno oltre la comune fantasia.

Può capitare che ricorra nella mente il nome di un oggetto, oppure un nome di persona qualsiasi e di avere a che fare con quell’oggetto inconsapevolmente prima ancora che possa essere di utilità personale; può anche capitare che ricorra un nome di persona qualsiasi o che tu incontri Paolo o Francesca (il discorso vale sia al maschile che al femminile) una prima volta in una occasione magari gradita, poi ritrovi lo stesso Paolo o Francesca in un occasione di vita più intensa per poi finire col ritrovare Paolo o Francesca in un momento che diventa importante nella vita che ti da una impronta indelebile e può anche cambiare la stessa vita, di certo la segna e la trasforma ulteriormente. Il proprio avvento! La stessa cosa accade quando si pensa al male, al vizio, quando, in genere, si pensa male: si finisce quasi sempre male! Il male e il vizio sembrano seguire lo stesso percorso, al contrario, del bene.

Sembra quasi possibile poter affermare che nella fitta rete nodale dell’agire e del vivere umano si organizza e si sviluppa il futuro di ognuno di noi; un futuro che non è solo fatto di eventi, ma di continui inanellamenti di fatti e di idee che organizzano e programmano il domani, sempre più intenso rispetto al giorno precedente e sempre meno carico del giorno successivo. La sensazione superiore che si può trovare nel continuo divenire è la dimensione, forse una delle dimensioni, capace di rendere la vita stessa un segmento aureo di una retta all’infinito in cui vive e opera la divinità umana; se si pensa poi che non può esserci isolamento, ma catene di unione, allora si può ritrovare collegamenti e condivisioni, cioè l’evoluzione dello spirito, come dei luoghi in cui si vive o si opera. Il resto non può che apparire sterilità e ingombrante banalità

E allora, “il semplice vivere prepara gli eventi che segnano l’esistenza?”. Si potrebbe affermare di si, ma solo se il vivere semplice è un vivere regolare che contiene la idealità. L’accesso alla conoscenza successiva passa attraverso la normalità e non è affatto detto che l’essere ricco, l’essere bello, l’essere furbo possa consentirti di godere della conoscenza e della esperienza superiore.

Buon Natale!


Angelo Scialpi

Castellucchio 6.12.08, h. 23.58

martedì 2 dicembre 2008

Il comune di Marcaria

Uno dei Comuni più antichi della provincia mantovana, Marcaria si adagia su un leggero altopiano che degrada verso il fiume dal quale trae fertilità e benessere, sostentamento e operosità. Gli abitanti, da sempre, traggono benefici e benessere dalla dolcezza di madre natura, qualche volta contrastata e avvilita, che fa di questa terra una delle occasioni forti di vita e di determinazione caratteriale. Intrisa di storia, di grandi uomini che hanno lasciato la loro impronta, di casati e di corti, anche vicarie e commissariati, questa terra ha reso grandi uomini meritevoli e uomini che hanno dedicato la loro esistenza al miglioramento della vita sociale ed economica.
Piccola grande città, Marcaria sembra godere di una propria ricchezza interiore che si spalma, con i suoi ingredienti diversi profumati dal tempo, sulla gente forte e resistente, spesse volte bella e sana dentro, a volte distratta dal fragore contemporaneo e spesso non custode della propria intensa spiritualità che rischia di smarrire nella foschia. Un mondo fondato sul lavoro e sul sacrificio e dove la donna si eleva, sopra ogni cosa, per il suo essere stata coraggiosa ed unico riferimento durante i momenti di difficoltà, di invasione, di guerra, di lavoro duro nelle risaie e nei campi, forse anche di intimidazione sciocca e stupida tipica degli imbecilli. Terra da amare, da custodire, da accarezzare perché è meritevole! Quando la incontri, non puoi non amarla e sentirti avvolto dal calore eterno che ti rende consapevole del bello naturale.
Avvenente la natura di questa terra, verdeggiante, bagnata, fin troppo dall’ostile nebbia che da un lato attacca e debilita, ma dall’altro rende ancora più vigorosa la tempra di coloro che la vivono, bagnandosi i piedi continuamente, come pure il capo in una continua lotta di forza e di resistenza per la supremazia.

Angelo Scialpi