domenica 30 dicembre 2007

Crimini fra notorietà e interesse

Si assiste increduli all’interesse che i media rivolgono nei confronti di coloro, ormai tanti, che si macchiano di crimini efferati. Dicono che questo atteggiamento sia supportato dall’interesse morboso che certa gente dimostra nei confronti di questi accadimenti di cronaca nera e che, espressione atroce del male, attraggono la curiosità innaturale di molti, dei tanti, che, inconsciamente, creano ed alimentano quello share di ascolto che si trasforma in affare economico per pochi.
Ascoltiamo, per mesi interi, notizie di un delitto commesso per eliminare persone e cose, la vita, i ricordi, la storia, anche la nostra storia, cercando di capire l’incontenibile animo umano, il suo modo di pensare, il suo gravoso modo di ragionare e di agire attraverso le azioni sempre più inenarrabili che va compiendo: una escalation di malvagità, ma anche un modo incredibile per calcare la scena inutile della notorietà insana che si trasforma, a volontà, in pregiudizio, in misericordia, a volte persino in solidarietà, in notorietà e in benessere tipico della società dei consumi e del denaro. Nessuno sa quale sia il limite oltre il quale il male diventa bene personale!
La complessità della vita offre anche una complessità di alibi e di pretesti, di verità nascoste, di possibili sentenze di condanne definitive, ma se si deve arrestare qualcuno soltanto perché la verità è venuta fuori in maniera inconfutabile dalle intercettazioni telefoniche e dai tracciati della navigazione in internet, ma anche dalle comprovate registrazioni delle telecamere nascoste, beh, allora credo che le modalità di svolgere le indagini andrebbero riviste e certamente snellite utilizzando certi sistemi, propri della normativa sulla privacy, a sostegno della ricerca della verità e della scurezza dei cittadini. Non è più il tempo di giocare a guardie e ladri, è il tempo del tecnicismo, ma è anche il tempo della droga che fa apparire tutto possibile e raggiungibile.
Si annota come l’atto criminoso conduce spesso dritto al successo, alla notorietà televisiva, alla pubblicità, snaturando il principio della correttezza e del rispetto civico. Ci si sente in difficoltà per aver scelto il sentiero del servizio e della onestà, ma se l’atto criminoso conduce alla notorietà ed al successo economico, svilendo anni di ricerca e di studio, di attesa e di agognato ottenimento di un posto di lavoro (ma questa è un’altra storia), allora credo che abbiamo il dovere di porci qualche domanda: “Perché questo accade? Possono gli altri settori della vita sociale essere parimenti inquinati e inefficaci? La colpa può ricadere anche su noi stessi?”
Non si può ammettere che certi assassini diventino tramite della pubblicità con il risultato di essere offesi due volte; ma nemmeno ritardi eccessivi quando si tratta di scoprire la verità che poi, come l’aria, finisce col diffondersi in ogni spazio e nascondersi per sempre. Forse è l’immagine difficile dei tempi, o la forza del destino perverso in cui molti vengono assorbiti al punto da perdere il senso del proprio dovere e quello minimo del rispetto della persona umana.
Angelo Scialpi
"The Lion Magazine", Aprile 2008, pag. 43
"Corriere del Giorno"

giovedì 13 dicembre 2007

Nella memoria l'identità culturale della città

Non c’è futuro senza memoria, ma la memoria è visione globale che racchiude ogni visione parziale e individuale delle cose, e si ritrova custodita nell’ambiente, all’interno della stratificazione della civiltà e delle esperienze della gente che ci ha preceduto. Uomo e ambiente, se non interagiscono, non hanno possibilità di sopravvivere e forse nemmeno motivo di esistere. Tra l’uomo e l’ambiente dovrebbero porsi gli Enti locali, ma molto spesso questi scavi nella memoria collettiva vengono demandati all’associazionismo culturale, alla cura degli studiosi, alla buona volontà dei ricercatori.
Molto spesso le città finiscono con il non avere più niente di pienamente fruibile e molte cose, pur dopo essere state riportate alla luce, ricadono nell’oblio e finiscono con l’essere sepolte nuovamente dal tempo.
Il giacimento culturale deve resuscitare il patrimonio dell’anima, così come quando uno scrittore, un poeta, un pittore, un musicista riesce ad esprimere tutta la sua interiorità artistica per il piacere di esternare moti interiori in grado di abbellire l’esistenza e di disegnare un percorso adeguato lungo il quale poter vivere la propria esistenza e darle un senso. Aristosseno, Archita, Leonida e Pitagora, non sono soltanto licei e strade, sono persone che hanno reso grande la vita di ogni giorno e preparato il nostro futuro.
Ricostruire la memoria e con essa la identità della città (per molti versi la nostra identità) e di chi la abita appare essere una forte vocazione di salvezza o, almeno, un tentativo che vale la pena di perseguire e al quale non dovrebbe sottrarsi nessuno.
La memoria è conquista quotidiana che ricerca la salvezza e non può, contrariamente alla idea comune, starsene in disparte e attendere. La divulgazione e la diffusione sono dei compiti importanti che la società civile deve rincorrere per tenere alto l’orgoglio civico e il senso della appartenenza. In questa ottica le persone impegnate sul territorio devono continuare a distendere la loro valenza etica e contribuire a favorire la diffusione di quanto nel passato apparteneva a pochi e oggi appartiene a tutti: la memoria per vivere il futuro! Il dovere non è mero rispetto della regola, ma capacità di saper trasmettere agli altri la propria cultura per permettere alle generazioni future di contare sui valori della appartenenza; una appartenenza che non è soltanto fondata sugli antichi valori del pre-modernismo, ma è pregno di post-modernismo e nella quale trovano posto esigenze, le più diverse, che scaturiscono dal cambio dei tempi e delle condizioni facilmente mutevoli che le esigenze attuali impongono nel vivere moderno.
Angelo Scialpi
"Corriere del Giorno"